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giappone nihon nippon jappone japanYamato Damashii - Spirito Yamato - Lo spirito del Giappone

26 dicembre 2003

Prendo degli spunti da un articolo di Boye' Lafayette riguardo "Lo spirito Yamato".

Quando il Giappone fu'  forzato all'apertura negli 1850' permettendo stranieri e commercio, i giapponesi dovettero rendresi conto di quanto erano arretrati rispetto l'Occidente in termini industriali e in ambito militare.
La risposta del Giappone fu che per recuperare l'arreratrezza tecnologica dovranno far uso della staordinaria tradizione della perseveranza nonostante gli ostacoli finche' "vittoria" non sara' assicurata.
Non sara' la prima volta che al popolo giapponese si cerchera' di imporre fantomatiche "tradizioni" e di inculcare tesi inerenti allo "spirito giapponese".
Slogan del tipo "Wa Kon! Yo sai!" (spirito giapponese - studio/conoscenza occidentale) furono cavalli di battaglia per la trasformazione del Giappone da una societa' agraria ad una delle maggiori potenze mondiali.
Questo speciale spirito giapponese ebbe origine e si evolse nei primi secoli dell'esistenza del Giappone stesso ed era conosciuto come Yamato Damashii (spirito o anima del Giappone).
I fiori di ciliegio sono spesso considerati un simbolo di Yamato Damashi. Motoori Norinaga, uno storico nazionalista del periodo Edo (1603-1868), ha paragonato il carattere giapponese all'eleganza, alla purezza ed alla semplicità dei fiori di ciliegio di montagna (yamazakura) in quanto riflettono la luce del sole.
La gente ha colto questa idea ed ha cominciato a enfatizzare il modo in cui i fiori di ciliegio cadono rapidamente e lo collegarono al valore di yamato-damashii di sacrificare la propria vita per il Paese. La bellezza dei fiori di ciliegio viene aumentata dal modo grazioso in cui cadono.
Lo spirito Yamato del Giappone d'oggi gioca ancora un ruolo importante nella societa'. Avere spirito e' la chiave per il successo in molte cose e in particolar modo nel mondo degli affari o nello sport professionistico. Di fatto lo spirito ha precedenza sul talento dal punto di vista di molti.
Negli sport, gli allenatori giapponesi fanno lavorare le proprie squadre fino ad esaurimento giorno dopo giorno, non per migliorare la loro abilita' (che di fatto con troppo allenamento ne soffre) ma per inculcare lo spirito, la voglia di giocare fino alla fine.
I manager giapponesi elogiano i dipendenti con "spirito", quelli che intraprendono qualsiasi lavoro, indipendentemente se ne sanno qualcosa o meno e che non si arrendono mai finche' non avranno successo oppure rovineranno se stessi a causa del continuo tentativo di non fallire.
Questa "sindrome da samurai" e' una delle maggiori caratteristiche che hanno aiutato i giapponesi a diventare temuti competitori nel business internazionale. Il tipico occidentale non andra' oltre se le difficolta' che incontra sembreranno insormontabili. Non cosi il giapponese medio. Egli lavorera' piu' duramente e piu' a lungo e sacrifichera' di piu' di se stesso e della propria vita.
Il concetto di spirito viene infuso nei giapponesi da quando sono giovani come parte integrale della loro cultura; come ingrediente essenziale per la loro identita' di "giapponese".
A causa della grande pressione su tutti i giapponesi nel conformarsi a dare l'immagine dell'identita' nazionale, ogni tentativo andato a male nel dimostrare un'accettabile livello dello "spirito" e' di fatto vergognoso per tutto il Paese.

Boye' Lafayette finisce il suo articolo con due frasi (specialmente la seconda) che mi lasciano perplesso e sulle quali si potrebbe discutere:
Uomini d'affari occidentali (o comunque "stanieri") dovrebbero tener ben presente questo fattore culturale nell'eventualita' di assumere forza lavoro giapponese. I migliori lavoratori non sono quelli piu' agressivi ma quelli silenziosi che ci danno dentro e non sanno cosa significhi arrendersi. Spesso sono tra la maggioranza che non parla l'inglese o altre lingue straniere.

Tratto da "The japanese have a word for it" di Boye' Lafayette De Mente
e alcune fonti su internet.

 

 

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