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benvenuti su JAPPONE.COMgiappone nihon nippon jappone japan
giappone nihon nippon jappone japan

giappone nihon nippon jappone japanA parte la xenofobia il Giappone ha bisogno di lavoratori stranieri

Forza lavoro in Giappone

11-Dec-2003

Nonostante lavoro svolto da immigranti possa essere un punto chiave nel creare una crescita economica e vitalita' in Giappone, seri dibattiti su questo tema sono stati fatti con tradizionale rilluttanza nell'accogliere stranieri, sensazionale importanza data dai media riguardante la crescita dei crimini commessi da stranieri e commenti xenophobi fatti da politici di destra.
Questo e' quanto e' emmerso da un simposio a Osaka su lavoratori stranieri in Giappone svolto da 100 studiosi, ufficiali governativi e uomini d'affari locali.
Rapporti delle Nazioni Unite hanno indicato che il Giappone avra' una seria mancanza di forza lavoro nelle prossime decadi.
Hidenori Sakanaka, direttore dell'ufficio regionale dell'immigrazione di Tokyo ha spiegato che questi rapporti hanno portato due dibattiti in Giappone.
Il primo e' che in futuro il Giappone debba essere un 'piccolo Paese' che accetta il declino della propria popolazione e svolge degli aggiustamenti senza l'ausilio di forza lavoro di stranieri.
Il secondo argomento e' che il Giappone debba rimanere un 'grande Paese' e una superpotenza economica e rispondere al declino della popolazione con un influsso di lavoratori stranieri.
Sakanaka aggiunge che personalmente crede che una forza lavoro straniera non solo rivitilizzi l'industria nazionale ma l'intera societa'.
Alcuni partecipanti prendevano note sui problemi strutturali dei programmi di lavoro per stranieri in Giappone. Stando al Ministero della Giustizia, circa 54.000 allievi tecnici dalla Cina, indonesia, Vietnam e Filippine lavorano in aziende giapponesi nel 2002.
Zha Daojiong, professore all'universita' cinese di studi internazionali di Renmin, fa notare che molti allievi cinesi sono invitati dalla 'Japan international Training Cooperation Organization' che e' sotto il controllo dei ministeri degli Esteri, Giustizia e dell'industria.
"Il programma JITCO e' allettante perche' offre a lavoratori specializzati cinesi la possibilita' di lavorare in Giappone fino a 7 anni" aggiunge Zha.
Nonostante alcuni cinesi eccedono il proprio visto di permanenza o non completano il loro contratto di lavoro, le statistiche dimostrano che solo una piccola percentuale hanno continuato a vivere in Giappone con il visto scaduto.
Zha aggiunge che lavoratori andati in Giappone su invito del JITCO vanno incontro a diversi problemi come tasse ritenute dal loro salario che compromettono seriamente la possibilita' di pagare le spese mensili.
Nel gennaio del 2001 la corte distrettuale di Chiba sentenzio' a prigione due giapponesi legati all'organizzazione del JITCO per violazione della legge sugli standard di lavoro in quanto hanno detratto dal salario delle fantomatiche "tasse di management".
L'accademico germanico Rainer Geissler afferma che se il Giappone e' veramente serio nel voler accettare lavoratori stranieri non solo per periodi temporanei ma nell'integrarli nella societa', potrebbe imparare qualcosa dall'esempio del Canada.
Il Canada ha incluso principi di pluriculturalismo nella propria Costituzione e in diverse leggi. Tra questi principi e' incluso il diritto di migrazione, il diritto di minoranze di essere etno-culturalmente diversi, il diritto su eguali opportunita' nel settore economico, sociale e politico. A questo si aggiunge che il diritto a essere diversi finisce quando queste differenze interferiscono con le leggi e i diritti umani degli individui. Certo e' che ci vorrebbe un bel rimpasto nella societa' giapponese se si vorrebbe riuscire a seguire tali regole con i fatti e non solo con le parole e i tempi probabilmente non sono ancora maturi.
Masao Niwa, un avvocato specializzato nelle pratiche legate al lavoro degli immigrati e sui diritti umani nota che se da una parte si parla molto della neccessita' di lavoro straniero in giappone, dall'altra c'e' molta resistenza.
"I mass-media spesso non riportano i crimini commessi da stranieri in modo accurato, politici di destra lanciano appelli allarmanti su un Giappone poco sicuro a causa dei crimini degli stranieri e questo rinforza la tradizione insulare e crea paure e resistenze all'immigrazione" aggiunge ancora Niwa.
Sakanaka appoggia Niwa e aggiunge che e' rimasto sconcertato che il problmema sul lavoro straniero non era un tema della campagnia elettorale. "Alcuni politici parlano della crescita dei crimini ma credo che nessuno nella Dieta abbia realmente cominciato a prendere sul serio il tema su come accettare forza lavoro dall'estero entro un lungo periodo. Questo e' una vergogna in quanto e' un tema di grande importanza!" aggiunge Sakanaka.

Spunti dal Japan Times del novembre 2003




 

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