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giappone nihon nippon jappone japanNatale 2006: 4 esecuzioni senza preavviso

27 dicembre 2006

Il 25 dicembre del 2006 in Giappone vengono impiccate quattro persone condannate a morte.
I detenuti ospitati nel braccio della morte dei penitenziari giapponesi non conoscono il giorno della propria esecuzione se non il giorno dell'esecuzione stessa.
Il condannato e i suoi parenti sono tenuti all'oscuro dal governo finchè non arriva il momento dell'esecuzione. I parenti più stretti verranno informati solo a esecuzione avvenuta e pregati di venire a recuperare il cadavere.
Un ufficile del Ministero della Giustizia afferma che ciò serve per diminuire la tortura mentale di un detenuto che aspetta di morire. Critiche denunciano questa logica come l'esatto contrario della verità.
I quattro impiaccati lunedi 25 dicembre non sono un'eccezione  e ancora 94 detenuti si trovano nelle braccia della morte in Giappone senza sapere quando arriverà il loro ultimo giorno.
Al pubblico viene dato solo, ovviamente dopo le esecuzioni, pochi dettagli sulle esecuzioni stesse.
Amnesty International Japan afferma che la segretezza è rara tra i Paesi in cui la pena capitale è ancora una procedura legittima.
La legge sulle procedure criminali dice che l'esecuzione deve essere eseguita entro cinque giorni dopo l'ordine da parte del ministro della Giustizia.
Le impiccagioni del 25 dicembre sono state eseguite "perchè ci stava un ordine" afferma un'ufficiale del ministero aggiungendo che non vi era alcun motivo per la scelta del giorno di Natale.
Generalmente il ministero rivela il giorno delle esecuzioni nel quale un detenuto è stato impiccato ma non rilascia ne il nome del detenuto ne la località dove la sentenza è stata eseguita. I media e Amnesty International riescono a trovare maggiori dettagli da avvocati o parenti dei detenuti.
Come già accennato, i parenti vengono informati a esecuzione avvenuta e i detenuti non vengono informati prima della loro esecuzione. Cio', a seconda del ministero, serve per prevenire sofferenza da impatto psicologico. Non esistono infatti leggi che richiedono i penitenziari di informare i detenuti sul loro giorno di esecuzione.
Critiche chiedono invece che informazioni relative alla pena capitale vengano rese pubbliche in modo che il pubblico possa discutere se il Giappone debba o meno continuare con tale pratica. Ma per avere serie discussioni a riguardo è strettamente neccessario che maggiori informazioni arrivino al pubblico.
Statistiche alla mano si nota che la maggioranza giapponese è favorevole a tale pratica giudiziaria. Critiche continuano ad affermare che tale statistiche non rispecchiano la "vera" volontà dei giapponesi in quanto queste vengono compilate con dati avuti in seguito a fatti inquetanti come ad'esempio il gas sarin usato nell'attentato nelle metropolitani di Tokyo, omicidi di massa e quindi la gente, ancora shoccata per gli eventi, si dichiara maggiormente favorevole a tale pena. Le statistiche sarebbero quindi in un certo senso manipolate ad HOC. La mancanza di discussione pubblica va, inoltre, largamente a favore dei "pro pena".
L'ordine firmato dal ministro della Giustizia Jinen Nagase ha segnato il destino di Yoshimitsu Akiyama, 77, e Yoshio Fujinami, 75, del penitenziario di Tokyo; di Michio Fukuoka, 64, del penitenziario di Osaka e di Hiroaki Hidaka, 44, a Hiroshima.
Sono state le prime impiccagioni dal settembre del 2005 e la prima volta dal 1997 in cui più di tre detenuti vengono mandati alla forca allo stesso giorno. Sembrerebbe che il ministro, in carica da pochi mesi, si sia voluto rifare del tempo "perso".
I quattro detenuti erano stati condannati a morte per omicidio. Akiyama fu condannato a morte per l'uccisione di una donna nel 1975 da cui rubò 10 milioni di Yen per pagarsi i debiti. Akiyama, inoltre, cercò di uccidere la propria moglie per aproffittare dell'assicurazione sulla vita. La sua condanna divenne effettiva nel 1987.
Fujinami fu condannato per l'uccisione di due parenti nel marzo del 1981 nella casa di suo cognato dopo che questi si rifiutarono di informarlo dove si trovava sua ex-moglie. Fujinami ha inoltre ferito gravemente due nipoti di suo cognato e rubato 7 milioni di Yen. La sua condanna divenne definitiva nel 1993.
Fukuoka strangolò la sorella di sua moglie nel dicembre del 1978 e le prese 570.000 yen dal suo conto in banca. Per nascondere l'omicidio uccise nel 1980 una cameriera che lo aveva aiutato nel precedente omicidio. Nel gennaio 1981 uccise suo suocero e prese 230.000 Yen. La condanna capitale fu confermata nel 1999.
Hidaka era un tassista che strangolò nel 1996 una sedicenne nel suo taxi e le prese 45.000 Yen.
In modo analogo uccise altre tre donne tra agosto e settembre dello stesso anno. La pena di morte fu finalizzata nel 2000.
Le esecuzioni "natalizie" vengono viste come una mossa per evitare che ci sia un precedente. E' dal 1993, infatti, che ogni hanno si aveva almeno una condanna a morte eseguita. Nonostante il ministro Nagase non fece alcun discorso a riguardo, commenti sulla pena capitale fatti in passato confermano tale politica. "Riconosco che ci sono delle voci contrarie alla pena di morte" furono le parole del ministro durante la conferenza stampa inaugurale lo scorso settembre (2006) quando accettò il suo portfolio. Aggiungendo il suo supporto per la pena capitale "alla luce dei sentimenti delle vittime e per mantenere ordine nella società".
La procedura criminale dice che un'esecuzione deve essere portata a termine entro sei mesi da quando la sentenza è stata finalizzata ma il precedessore di Nagase, Seiken Sugiura, non firmò alcun ordine di esecuzione durante gli 11 mesi da ministro alla Giustizia a causa delle sue convinzioni buddhiste.
Il Giappone e gli Stati Uniti sono gli unici Pease industrializzati che hanno ancora la pena capitale.

A seguito delle esecuzioni Amnesty International ha prontamente condannato l'accaduto con una lettera aperta inviata al ministro della giustizia giapponese Jinen Nagase esprimendo "grande preoccupazione".
"L'azione và in disaccordo con il trend internazionale che si allontana sempre più dall'uso dalla pena capitale ed è contrario alla protezione internazionale dei diritti umani," si legge in una nota scritta in nome del segretario generale Irene Khan. Solo 20 dei 193 Paesi membri hanno effettuato uccisioni di Stato nel 2006 e che le ultime esecuzioni in Giappone "sarà un segnale scoraggiante per le nazioni nella regione Asia-Pacifico quando allo stesso tempo altre - Corea Del Sud e Taiwan, per esempio . stanno considerando l'abolizione della pena di morte."
AI (Amnesty International) esorta Nagase di evitare altre esecuzioni e di terminare la segretezza che gira attorno all'applicazione della pena di morte nonchè di iniziare dibattito pubblico e parlamentare mettendo a disposizione ogni informazione riguardo l'uso di tale pena.

 

Spunti e informazioni presi da articoli di SETSUKO KAMIYA e JUN HONGO apparsi ambedue sul Japan Times del 26 dicembre 2006   e da altre fonti informative.

pena di morte in giappone

 

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