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giappone nihon nippon jappone japanUtilita' delle forze di difesa nipponiche in Iraq?

26 gennaio 2004

Notizie sulle attivita' del governo riguardanti le forze di difesa inviate (e da inviare) in Iraq si susseguono lasciando sempre perplessita' maggiori.
Partiamo con il presupposto di essere informati sull'articolo 9 della costituzione giapponese, sui trattati di co-operazione militare tra Giappone e Stati Uniti.
Gli Stati Uniti e l'Inghilterra invadono l'Iraq con la scusante della "guerra preventiva" senza l'appoggio delle Nazione Unite creando di fatto una guerra illegale.
Il Giappone e' stretto tra le morse della pressione americana per supporto militare e dell'articolo 9 della propria Costituzione ma leggi ad HOC vengono fatte per consentire l'invio di forze giapponesi in aiuto alla popolazione irachena. Nonostante l'allora 89% della popolazione contraria all'invio di truppe in Iraq, il primo ministro Koizumi si difende dicendo: "la storia ci ha mostrato che seguendo il volere del popolo si va nella strada sbagliata".
La Costituzione giapponese vieta espressamente l'uso della forza per dispute internazionali (Aspiring sincerely to an international peace based on justice and order, the Japanese people forever renounce
war as a sovereign right of the nation and the threat or use of force as a mean of settling international disputes.).
Nonostante la dislocazione delle truppe in zone non interessate direttamente da attacchi a fuoco la possibilita' di tali attacchi rimane reale. In tal caso l'uso della forza per difendersi e' inevitabile. Nel momento stesso in qui un soldato nipponico deve difendersi con la propria arma da fuoco, il governo, in quanto  ha ordinato l'invio del soldato stesso, e' andato contro la propria Costituzione. Naoto Kan, leader del partito democratico del Giappone ha chiesto le dimissioni di Koizumi in quanto ha violato la costituzione inviando le truppe in Iraq. "Secondo la logica, il primo ministro dovrebbe chiarire le ragioni per cui si vede neccessario inviare truppe in Iraq e poi passare eventualmente ad emendamenti della costituzione" aggiunge poi Kan. Mentre da una parte si assicura che in caso di conflitti le unita' nipponiche verrebbero spostate in zone piu' sicure, dall'altra non vengono date informazioni ai mass-media. Le attivita' delle truppe di autodifesa rimangono pressocche' segrete. Ufficialmente le forze di difesa lavoreranno in Iraq per la ricostruzione di edifici distrutti dalla guerra, distribuzione di viveri e medicinali. Ci si chiede se personale medico e ingegneri non avrebbero potuto attuare tali operazioni al posto delle SDF (Self Defence Forces) evitando di calpestare la costituzione.
Per proteggere le SDF da eventuali attacchi il governo nipponico aveva prima pensato alle truppe olandesi (si preferisce mettere in pericolo gli altri) ma ha poi optato di appoggiarsi ad alcuni leader di fazioni irachene per la modica cifra di 10 bilioni di Yen. Quindi non solo le truppe non proteggono la popolazione irachena ma sono gli stessi iracheni che cercano di proteggere loro.
Koizumi continua a non rilasciare notizie esaurienti sulle SDF ma chiede una fiducia cieca e appoggio da parte della popolazione giapponese.
Nonostante l'intenzione di ricostruire, le truppe che si trovano a Samawah trovano ulteriori difficolta' in quanto non hanno modo di comunicare con il governo locale in quanto i concilio comunale e' virtualmente non-esitente a causa di resignazioni o pellegrinaggi a Mecca.
L'invio delle truppe in Iraq ha portato la conseguenza dell'invio di un esercito di giornalisti e fotografi da parte dei vari giornali. Come paparazzi vanno in cerca di scoop seguendo le SDF passo a passo. E' di pochi giorni fa la notizia che una vettura dei media quasi passo' sopra un bambino iracheno quando le SDF arrivarono dal Kuwait. Chi non ricorda il giornalista di nome Gomi che per souvenier si porto' dietro una mina inesplosa che provoco' la morte di un ufficiale in un aeroporto in Giordania? E dei giornalisti che dovettero essere fermati dai soldati americani perche' continuavano ad entrare in zone off-limit?
Che dire? Truppe che devono essere protette, giornalisti che fanno piu' danni che non altro... una vera palla al piede per le forze impegnate nella ricostruzione dell'Iraq.
L'agenzia di difesa, inoltre, si rifiuta di dare conferenze stampa ma si dichiara disponibile ad incontrare giornalisti per istruirli sul come riportare le notizie sui giornali.
Una situazione generale che lascia piu' di qualche perplessita' sulla funzione e utilita' di tali manovre che a questo punto paiono nascondere le vere intenzioni che stanno dietro a questa faccenda. Che siano ancora puramente economiche?




 

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