Vacanze a Matsue - parte seconda

viaggi 2 Commenti »

Dopo il mio ultimo post scritto da Nagasaki sul mio viaggio a Matsue (alcune foto della città) , eccomi nella seconda parte del post; questa volta postato dall’Italia in cui mi trovo per qualche settimana di “meritato” riposo.
I giorni di lavoro sono passati in fretta grazie anche alle molte cose nuove che ho potuto vedere e conoscere. La cittadina è piccolina e il clima è molto famigliare. La gente è particolarmente gentile e “foreigner friendly”. Non è raro incontrare persone che incontrandoti per strada ti sorridono e ti salutano. Ho avuto la netta impressione che a scuola si insegna a salutare lo straniero in quanto in diverse occasioni si è verificato che un gruppo di studenti in bicicletta passava salutando in modo impeccabile.
Davanti alla stazione centrale si trova un comodissimo ufficio informazioni per gli stranieri. Per ogni straniero che chiede informazioni un gentile regalo da parte della città.
Gli ingressi ai luoghi turistici sono spesso scontati del 50% (bisogna avere il passaporto o la “Alien Card” per gli stranieri residenti in Giappone).

     Il City Bus di Matsue
Il city bus turistico di Matsue

La simpatia per gli stranieri che si trova a Matsue (e nella prefettura di Shimane in generale) potrebbe essere la conseguenza del buon Koizumi Yakumo, uno straniero che arrivò in Giappone alla fine del 19-esimo secolo. Naturalizzato giapponese, il suo vero nome era Lacfadio Hearn ed è conosciuto per i suoi libri sul Giappone. E’ stimato e riverito dagli abitanti di Matsue per aver fatto conoscere le loro realtà al resto del mondo.
Nonostante questa simpatia per lo straniero ci sono ovviamente le solite contraddizioni che tanto contraddistinguono il nostro sempre amato Giappone. In oltre 10 anni di permanenza in Giappone mi hanno fermato quattro volte per controlli. Due di questi controlli sono avvenuti in pochi giorni proprio a Matsue. I controlli sono stati fatti per il semplice motivo che ero straniero e questo è confermato da uno dei due poliziotti in borghese che ha affermato di aver avuto l’ordine di controllare gli stranieri. Sempre simpatici ed educati ma essere fermati per dei controlli come un potenziale criminale non è mai piacevole. Essere fermato solamente perché gaijin non aiuta a farmi sentire maggiormente integrato e particolarmente ben accettato nella società che da anni mi ospita.

La prima giornata libera, dopo i sei di lavoro, mi porta al tempio più antico del Giappone e secondo in importanza solo al tempio di Ise dedicato alla dea del sole Amaterasu Omikami. Il Izumo-Taisha si trova ad Izumo e ci si arriva prendendo il treno che parte dalla stazione di Shinji-ko onsen. (vedi ulteriori informazionivedi galleria fotografica).
Ci arrivo verso le 11:00, il cielo è nuvoloso ma fortunatamente non pioverà per l’intera giornata. Avevo raccolto informazioni prima di andarci e quindi era più semplice trovare i luoghi più importanti di questo magnifico ed imponente tempio. Dalla stazione ferroviaria una piccola salita mi porta al torii del tempio. Guardando indietro noterò in fondo alla salita un’altro torii, enorme… il più grande del Giappone. Un viale in mezzo ad un grande parco mi porta al tempio vero e proprio, un insieme di padiglioni attorno alla struttura centrale dell’ Izumo Oyashiro (Izumo Taisha).
Molta gente nonostante il giorno feriale e molte persone che cercavano la fortuna gettando una monetina verso l’alto nella speranza che si incastri tra la paglia. Vedendo una giovane signora tentare e ritentare decido di tentare la fortuna con una moneta da 10 yen. Primo tentativo e lancio perfetto! Occhi increduli mi fissano e con falsa modestia affermo che faccio le prove di lancio ogni giorno per essere sicuro di riuscirci. Anche questa volta la mia vittima, da brava giapponese, ci crede ad occhi chiusi. “Jodan desu yo!” (sto scherzando) e ci facciamo qualche risata. Continuo il giro per il tempio e noterò una decina di minuti dopo, ripassando, che la giovane signora era ancora lì impegnata in qualcosa che sembrava impossibile. Dopo pranzo la vedrò passare insieme a sua madre con un sorriso stampato sul suo viso che lasciava intendere una sola cosa: l’ardua impresa è andata a buon fine :-P
Vicino al tempio ci sono delle piccole cascate e un giardino decisamente grazioso ma stranamente non c’erano altre persone. Tutti si soffermavano al tempio stesso. Una cosa che ho notato diverse volte qui in Giappone: i visitatori, spesso anzianotti, si soffermano in pochi luoghi e non degnano la loro visita ad altri luoghi meritevoli. Secondo me si tratta di pigrizia o di ignoranza… un vero peccato tralasciare posti magnifici che si trovano a pochi minuti di distanza.
Torno a Matsue con il piccolo trenino di campagna. Una giornata decisamente rilassante, una di quelle giornate che mi lasceranno tanti piacevoli ricordi.

Il mio secondo giorno a Matsue lo sfrutto proprio al massimo e grazie al bel tempo riesco a fare tutto ciò che avevo messo nella lista delle cose da fare.
Già da giorni avevo preparato l’itinerario che volevo seguire e che non ero certo di riuscire a fare data la lontananza da un posto all’altro. Scarpe da ginnastica e camicia hawaiana, prendo l’autobus e arrivo al Yaegaki-Jinja (vedi galleria fotografica). Da qui si continuerà a piedi per vedere e visitare alcuni altri templi e luoghi culturali. A fine giornata sarò rosso e scottato e l’ofuro sarà particolarmente doloroso :-(

Ma andiamo a piccoli passi (ma saranno tantissimi). Il Yaegaki-jinja si trova a sud della città di Matsue (zona chiamata “Fudoki no Oka”) e ci si arriva facilmente con la corriera (fermata Yaegaki Jinja Mae). Da qui avevo deciso di proseguire a piedi per diversi chilometri passando per diversi templi.
Fatte le prime foto prendo la Haniwa Ro-do (Haniwa Road) che è una passeggiata chiusa al traffico che passa per la foresta e i campi di riso e che mi porterà al tempio di Kamosu (tesoro nazionale costruito nello stile taisha). Camminando tra la natura ad un certo punto sento della musica J-pop ad alto volume arrivare da dietro la collina… pensavo ad una festicciola tra giovani e invece era un contadino che lavorando il suo campo di riso ascoltava della musica dalla radiolina del suo furgoncino. Respiro l’aria della natura, ero solo e il tempo era particolarmente bello. Noto poi, con un certo stupore, proprio in mezzo alla natura un grosso edificio in cemento armato; una di quelle brutte cose che manco a Tokyo si possono trovare. Che cosa era quel mostro su quella collina in mezzo ad una foresta? Si trattava di una scuola, la Rissho University Shonan High School (vedi foto).

 tra la natura una scuola in cemento
Rissho University Shonan High School in mezzo alla natura
  Nella campagna a sud di Matsue
Vista dalla Haniwa Road

Ancora qualche campo di riso e un laghetto calmo ed armonioso ed arrivo al Kamosu-jinja (vedi galleria fotografica). Qualche foto per poi ripartire, era difficile prevedere quanto tempo ci vorrà per arrivare a destinazione e prendere la corriera per tornare in centro. Dal Kamosu Jinja volevo arrivare, sempre a piedi, al Tsurugi-jinja e per arrivarci si passa per il museo “Yakumo Tatsu Fudoki no Oka” (che non ho visitato) e per il tumulo Okada-yama, una zona dalla quale (si dice) sia nata la civiltà della regione. Un paio di antiche abitazioni possono essere ammirate in mezzo al prato.

     Tumulo di Okada-Yama
     Tumulo di Okada-Yama
     Tumulo di Okada-Yama
Tumulo di Okada-Yama

Arrivo al Tsurugi-jinja (vedi galleria fotografica), un tempietto che mi ha fatto allungare di qual cosina la mia passeggiata. Noto subito che devo essere uno dei rari visitatori… le scale che portano al tempio non erano curate e piene di erbacce; ragnatele ostacolavano la mia camminata, di fatto sembrava di essere fuori dal mondo. Un tempio in miniatura in cima ad una collinetta raggiungibile scalando faticosamente circa 150 scalini…

     Studentesse nella campagna a sud di Matsue
delle studentesse nei pressi del tumulo di Okada-Yama

Torno indietro per la stradina da cui sono arrivato per ripiegare e andare al Rokusho-jinja (vedi galleria fotografica). Passo dopo passo noto come il sole cerca di cambiare il colore della mia sensibile pelle bianca ma ormai non potevo certo tornare indietro e quindi via verso il Manai-jinja (vedi galleria fotografica) a pochi chilometri. Ai piedi del monte Chausu il tempio si trova all’ombra e quindi finalmente un po’ di freschezza prima di arrivare al Takeuchi-jinja (vedi galleria fotografica). Una via soleggiata dove trovo finalmente il primo jidohanbaiki (distributore di bevande) della giornata. Mezzo litro di acqua mi da’ l’energia di continuare per il mio cammino. Passo per le rovine del tempio provinciale di Izumo e arrivo al Takeuchi-jinja che è l’ultimo tempio del mio itinerario, una camminata di poco più di quattro ore. Incontro un monaco buddhista che dopo avermi chiesto se ero americano mi indica il posto dove fare una donazione :-D
A fine visita prendo l’autobus e torno in albergo per una doccia veloce.

     Rovine dell'antico tempio provinciale di Izumo
Rovine del tempio provinciale di Izumo

Chiedendo informazioni alla reception mi dicono che il castello di Matsue è aperto fino a sera. Colgo l’occasione per continuare la giornata nei migliori dei modi. Prendo un taxi (avevo in mente di vedere ancora tante cose questo giorno e non volevo perdere tempo aspettando autobus e fare altre lunghe camminate inutili) e arrivo all’entrata principale del castello (vedi galleria fotografica – vedi informazioni sul castello). Il taxi era nuovissimo, ero il quarto cliente che saliva sul taxi mi dice con fierezza il tassista. “Sono un puro-doraiba- (Pro Driver) da 30 anni e mi hanno affidato un taxi nuovo questa mattina” mi dice il fiero tassista. Il castello di Matsue non era stato distrutto durante la Restaurazione Meiji e la seconda guerra mondiale ha risparmiato questa piccola cittadina dai bombardamenti (leggi informazioni del castello – vedi galleria fotografica). Entro e salgo fino in cima per ammirare il panorama sulla città e sul lago di Shinji dove ci andrò poi di sera per ammirare l’ennesimo tramonto.
Dopo la lunga passeggiata per i templi e natura del sud della città avevo ancora del tempo per andare a nord del castello per vedere la Shiomi Nawate, una stradina di fianco al canale del castello e che mantiene (strada asfaltata e abbastanza trafficata a parte) un aspetto ancora fedele al Giappone del passato. Partendo da nord ho visitato il museo dedicato a Lafcadio Hearn (vedi galleria fotografica), uno straniero arrivato a Matsue per insegnare la lingua inglese. Lafcadio Hearn (Koizumi Yakumo) è conosciuto per le sue opere che fanno conoscere “l’altro Giappone”. Tra i suoi capolavori spicca “Glimpses of Unfamiliar Japan”. Il museo ospita diversi oggetti personali di Lafcadio tra cui la sua personalissima scrivania rialzata per avvicinare al suo unico occhio buono i suoi libri e i suoi scritti. L’ingresso è di 300 yen ma se avete con voi il passaporto (o Alien card) l’ingresso è di soli 150 yen. Di fianco al museo si trova l’ex residenza di Lafcadio anch’essa aperta al pubblico. Scendendo la Shiomi Nawate si passa per una vecchia residenza di un samurai di classe media. Il Buke-Yashiki (vedi galleria fotografica) è stato costruito nel 1730 ed era l’abitazione della famiglia militare di Shiomi. Ho colto l’occasione per vedere le varie stanze e il giardino del samurai. Ero già passato per questa stradina la mia prima sera di Matsue ma di giorno è decisamente più bello. Oltre a questi storici edifici si possono ammirare case da te e il canale dove passano le barche per i turisti e poco oltre la sagoma del castello. Scendo verso sud e raggiungo il ponte O-hashi da cui proprio Lafcadio amava ammirare il tramonto sul lago Shinji. Oggigiorno dallo storico ponte, guardando verso il lago si vede un altro ponte, il Shinjiko Ohashi.

                 Il ponte O-hashi a Matsue con vista sul lago Shinji
Il ponte O-Hashi a Matsue

Si avvicina la sera e mi dirigo verso il lago e arrivo di fianco all’isoletta Yomegashima, luogo particolarmente amato dai fotografi e dalla gente che si ferma. C’è pure una fermata degli autobus “Shinjiko Yuhi Supotto” e una piccola tribuna (vedi galleria fotografica del lago di Shinji. Il cielo era sereno e il tramonto era particolarmente bello. Verso le 20:00 con una decina di chilometri a piedi alle spalle e con una faccia da pellirosse torno in albergo. Alla reception non mi credono… anzi, ci credono e credono pure che io sia un povero pazzo. Chi farebbe tutta questa strada in una giornata sola? Tutta la strada fatta a sud tra la natura e i templi e poi tutta la strada dal castello al lago per poi tornare in albergo passando per il quartiere dei templi di Teramachi (vedi galleria fotografica).
Di sera, dopo una veloce doccia nel mini bagno dell’albergo, sono poi andato nel ristorante, un izakaya, che ho citato nel post precedente, quello in cui sono stato prima di andare al KyabaKura. Si mangiava troppo bene e il sake con pezzettini di fugu mi stava aspettando.
Il terzo giorno di vacanza a Matsue è decisamente più tranquillo. Esco dall’albergo verso le 10:00, prendo il taxi e vado a Kyomise Karakoro da dove prendo il Horikawa Boat, una piccola imbarcazione per i turisti che desiderano navigare per i canali di Matsue passando sotto i 16 ponti.

         Dalla barca Horikawa Boat a Matsue
         Dalla barca Horikawa Boat a Matsue
vista dalla piccola imbarcazione

A guidare la barca una signora di mezza età simpaticissima che oltre a spiegare i posti che si vedevano cantava le canzoni tradizionali di Matsue e cercava di fare del suo meglio per spiegare in due parole di inglese. Anche oggi la giornata è piena di sole e per fortuna non faceva ancora quel caldo che inevitabilmente soffocherà l’estate. Arrivo dinnanzi all’entrata principale del castello; si può proseguire oppure scendere per poi salire sulla barca anche più tardi. Il biglietto è valido per tutto il giorno e può essere usato diverse volte. Decido di visitare nuovamente il castello, l’adiacente Matsue-jinja e il museo di storia moderna. Nel castello giravano delle scene per un drama che la NHK di Osaka produce. Si poteva comunque entrare ma bisognava stare in silenzio. Arrivo in cima e posso seguire le registrazioni di una scena a pochi metri di distanza. Il titolo è “Danran” che in dialetto di Matsue significa grazie (nei ristoranti ti saluteranno con Danran). Ripasso ancora la Shiome Nawate e ritorno alla barca Horikawa per ritornare al posto d’origine. Il cielo era sereno e si sentiva comunque il caldo… decido di mangiare qualcosa e torno in albergo per una piccola pausa. L’ultima sera di Matsue si avvicina e l’ultimo tramonto al lago non deve mancare. Una serata romantica con l’aria di Matsue che con una leggera brezza mi dava appuntamento per l’anno prossimo. Il sole scende e si nasconde dietro le montagne dietro il lago… si fa sera.

       i coniglietti al Shimane Art Museum al lago di Shinji
i coniglietti al Shimane Art Museum al lago di Shinji
      Un monumento nei pressi di Shinji-ko - Matsue
Un monumento nei pressi di Shinji-ko - Matsue

Vado sul sicuro e ritorno al piccolo ristorante locale in cui ci sono stato la prima sera a Matsue. Il locale a conduzione famigliare con la figlia che parla un po’ di italiano si trova vicino al ponte O-hashi (lato nord) e dovrebbe essere presente nella Lonely Planet. Prendo il solito; il Unagi tadaki (anguilla battuta che dovrebbe fare miracoli la mattina seguente) e altri pesci del lago di Shinji… il tutto accompagnato da alcune ottime birre Yebisu.
La serata finisce ufficialmente così e torno in albergo. Tre giorni densi di stupende immagini, profumi e ricordi e… oltre 800 fotografie.
Il giorno dopo torno a Osaka, questa volta non prendo la corriera ma il trenino che mi porta a Okayama dove prenderò lo shinkansen per Osaka. Qualche giorno a casa per poi ripartire il 18 per Nagasaki. Ritornerò a Osaka il 30 di giugno per starci praticamente un giorno solo: il primo di luglio, di notte, ho preso l’aereo per l’Italia… e ora finalmente un po’ di relax… figli permettendo :-D

- altri post simili:

Un viaggio nel vecchio Giappone - Matsue - prima parte

viaggi 8 Commenti »

Dopo un po finalmente riesco a trovare del tempo per scrivere del mio viaggio fuori Osaka a Matsue… un viaggio iniziato il 4 di giugno per finire poi con il rientro a casa il 14. Ci è voluto più del previsto perché per accompagnare il post desideravo prima preparare le gallerie fotografiche (13 gallerie nuove) e alcune informazioni secondarie.
Si, è Matsue la località che non volevo anticipare nei miei precedenti post… ma la cara Kazu ha riconosciuto il luogo dalla foto …. grrrr (sarà stato il viso della ragazza?)
Si è trattato della mia prima visita in questa città (e regione… Shimane-ken). Come al solito si trattava di un viaggio di lavoro ma siccome tutti mi parlavano molto bene di questa località ho aggiunto tre giorni interi ai sei giorni lavorativi per averne qualcuno per visitare i luoghi che più potevano interessarmi. Questo con la benedizione di mia moglie :-P

Da Osaka ho usato la corriera che parte dalla stazione di Umeda. L’autobus ci mette circa quattro ore e mezza per arrivare alla stazione centrale di Matsue… un po lunghetto ma per fortuna avevo con me un ottimo libro (Hirohito - Emperor of Japan di Leonard Mosley-1966) a tenermi compagnia.
Arrivato a Matsue comincia subito il lavoro ma prima faccio il Check-in nell’albergo subito a sud della stazione. Il “Plaza Hotel”!!!! Pensavo a qualche albergo di lusso e invece uno degli alberghi più stretti in cui ho alloggiato in questi 10 anni in Giappone :-( Vabbè costava solo 4.000 Yen a notte quindi non c’è ragione per lamentarsi.

Di giorno si lavora, di sera ci si diverte (motto “sarariman” giapponese)
Matsue non è particolarmente conosciuto come posto della buona cucina ma ci sono alcuni piatti tipici e sono quest’ultimi che siamo andati a cercare. Oltre all’Izumo-soba (un po’ più scuro e forse anche più “al dente”) si trovano i sette tipi di pesce del lago di Shinji (vedi la nuova galleria fotografica).
La città di Matsue ha circa 200.000 abitanti ed è quindi considerata “campagna” giapponese. Le case sono piccole e pochi sono gli edifici alti. Essendo stata risparmiata dai bombardamenti alleati durante la seconda guerra mondiale, la città offre un qualcosa di “tradizionale” che poco si può vedere in altri posti del Giappone. Manco a Kyoto si può annusare l’aria del Giappone “vero”, cioè quello che ogni gaijin desidera trovare andando in Giappone.
Specialmente la parte nord, quella a nord del fiume che divide il lago di Shinji e la laguna tanto per intenderci, è quella maggiormente “fedele” al Giappone del passato. Oltre al castello di Matsue (informazioni sul castello - galleria fotografica) si può visitare la via “Shiomi Nawate” che ospita una vecchia residenza di un samurai, l’abitazione di Lacfadio Hearn (diventato poi Koizumi Yakumo), case da te e altre abitazioni dei vecchi tempi (di più nel mio prossimo post). Il luogo è molto suggestivo ma lo sarebbe di più non ci fosse la strada asfaltata abbastanza trafficata da macchine e corriere. Da un lato i vecchi edifici di una volta e dall’altro un canale e poi i giardini del castello che padroneggia la città… “Ai rabu it” (dall’inglese I love it) mi dice una ragazza del posto riferendosi proprio al castello (la pronuncia della ragazza mi aveva fatto capire in un primo momento “I rabbit:-) e ho colto l’occasione per la stupida battuta: “anata Rabbit desuka? (sei un coniglio?)” LOL inutile aggiungere che da brava giapponese ha preso tutto sul serio).
La prima sera a Matsue prendo proprio l’occasione per una bella e sana camminata verso il castello (ma prima mi gusto il famoso tramonto dal lago di Shinji) e la via Shiomi Nawate. Era buio e si vedeva poco… trovo un negozietto del posto dove acquisto due pendenti in legno che poi regalerò a qualche conoscente non appena torno in Italia.
Ero con un amico italiano e decidiamo di cercare un ristorantino, possibilmente con cucina locale. Troviamo un piccolo localino a conduzione famigliare (genitori e figlia che a nostra sorpresa parlucchiava abbastanza bene l’italiano!)

      Ristorante locale a Matsue
locale che dovrebbe essere presente anche sulla guida della Lonely Planet (ci sono passato di giorno per la foto per il blog e poi una seconda volta di sera)

L’atmosfera era molto famigliare ed estremamente semplice. Si mangia solo al piccolo banco (massimo una dozzina di persone ci hanno posto) e non ci sono tavoli. Ci facciamo consigliare (ma c’è anche il menu in inglese) e ci viene spiegato anche in italiano. Le sette prelibatezze del lago Shinji vengono servite in questo locale ma in questi giorni solo quattro sono a disposizione dei clienti. Prendiamo un unagi (anguilla) battuto, specialità della casa condito con diverse spezie. Il padre e proprietario del locale (che continuava a chiamarci “italia-jin no kata san“) ci avverte con una certa fierezza che questo pasto ci darà una carica sessuale estremamente sorprendente la mattina seguente! In città lui era l’unico a prepararlo. Inutile dire che rimaniamo leggermente imbarazzati… tutti sentivano (e facevano ben attenzione a cosa questi due gaijin dicevano). Poi shijimi per una persona (ichinin bun - porzione per una persona) che sembrava una porzione gigantesca… la figlia (quella che parla italiano) ci scherza sopra e da “ichinin bun” sorridendo lo chiama “ichinen bun” (porzione per un anno).
Estremamente simpatici, vestiti con tipici abiti d’epoca, i proprietari servono i clienti sempre con il sorriso e simpatia. Ci saluteranno con inchini a non finire quando andremo via.
Inutile nascondere che ci sentiamo leggermente osservati dal resto della clientela presente nel locale (da dove arriveranno questi gaijin-san? Che lingua parlano questi gaijin-san?). A queste domande avranno presto una risposta ma a loro arriverà una grande sorpresa (in città maggiori questo non sarebbe stato affatto una sorpresa ma a Matsue invece…). Una telefonata al mio amico (tra di noi parlavamo ovviamente in italiano) da parte di un giapponese. Il mio amico (che vive in Giappone da quasi 20 anni) risponde in giapponese e continua a parlare in giapponese… nel locale si susseguono gli Ahhhh…. e gli Ehhhh…. prima per il giapponese parlato e poi per aver capito la nostra professione. Eravamo al centro dell’attenzione del piccolo locale :-)

Ci eravamo scoperti quindi niente più italiano e inglese…

Al lago di Shinji con l’amico giapponese
Chi mi legge si ricorderà della mia visita a Sapporo di poche settimane fa. In quel caso ero l’unico italiano ma l’amico giapponese del caso che mi aveva portato nel locale notturno a Sapporo era uguale a quello che ho accompagnato al lago di Shinji (Shinji-ko) per ammirare uno dei leggendari tramonti. Ma prima del tramonto ci aspettava il quartiere dei templi di Matsue, il Tera-machi (vedi galleria fotografica). Una visita veloce alla parte sud di Tera-machi (qualche giorno dopo visiterò la parte nord) per dirigersi poi verso il lago.
Il Shinji-ko è particolarmente famoso per i tramonti grazie anche all’isoletta (Yomegashima - isola di Yomega), soggetto preferito dai fotografi. Ogni sera la gente si ferma per gustarsi i tramonti… tante coppie, studenti e lavoratori che ammirano lo yuhi dopo il lavoro prima di tornare a casa. Questa sera il cielo era abbastanza nuvoloso e il tramonto non era quello che si vorrebbe trovare. Era la mia seconda serata al lago per ammirare il tramonto, altre tre ne susseguiranno.
Scegliamo di cenare presso un ristorante tipico di Matsue, un locale consigliatoci da conoscenti del posto. Arriviamo al locale ma ci sono 40 minuti di attesa… cogliamo l’occasione dell’attesa per trovare un locale nelle vicinanze per un paio di birre. Chiediamo informazioni ad una persona a caso che gentilmente ci accompagna in un pub della zona. Il tizio era un butta-dentro di un “kyaba-kura” dall’ inglese “Cabaret Club” (e quindi diminutivo di Kyabaretto kurabbu), un tipo di locale PARTICOLARMENTE amato dai sarariman giapponesi.
La serata era organizzata quindi… un paio di birre al pub, cena “tipica del posto” e “niji-kai” (il dopo-cena o fine-serata… esiste anche il sanji-kai ma la parola di per se dipende da cosa si faccia prima) nel locale del gentile signore che ci ha consigliato il pub.
Tralasciamo le birre al pub e la cena (che era particolarmente buona, ci sono poi ritornato) e passiamo al Kyaba-kura. Ci arriviamo non sul tardi… il sistema prevede 5000 yen a testa per un’ora di conversazione con tre ragazze (20 minuti per ragazza) e drink illimitati, il solito whisky a basso costo della Suntory con tanta acqua e molto ghiaccio.
Riaffermo la mia indecisione sul frequentare questo tipo di locali… ma forse il fatto che sto diventando un vero oyaji, ho una certa età e la buona esperienza a Sapporo (dopo quella pessima di qualche anno fa a Kagoshima) ho accettato mio malgrado di andarci anche in questa sera di Matsue. Ci rimaniamo per due ore.
Inutile nascondere che tutte le tipe del locale sono carine e pure belline (forse anche grazie non solo alla poco illuminazione, abiti un po’ sexy, trucco ma anche a qualche birra di troppo); sono aperte e sanno come cominciare a parlare con i maschietti che arrivano al locale. Sono tutte in abito da sera, particolarmente curate nel trucco e conoscono le giuste maniere del caso… cerco di essere specifico per la nostra amata Bunny-chan :-)
La “mama”, la signora che controlla il tutto aveva solo 25 anni ed era forse la donna più piacevole di tutte… un gran bel pezzo di… bella ragazza.
Il mio amico italiano ha scelto di continuare a parlare con la stessa ragazza per ambedue le ore che siamo rimasti nel locale. Tale scelta costerà cara… ma si ricompenserà nelle serate successive; e non aggiungo altro LOL
Io e l’amico giapponese (un sacho di una ditta importatrice) la prendiamo sul divertente e ci limitiamo nella conversazione sul più e del meno. Confrontando con il locale di Sapporo devo dire che preferisco di gran lunga quello a Sapporo… grazie anche al “Sapporo service” che comprende la gamba di lei sulle tue… poi per pochi minuti lei seduta su di te… con la possibilità di “toccare” un pochino (sempre specificando il più possibile per Bunny-chan :-D )

Noi maschi siamo un po’ così… inutile nasconderlo… piccoli piaceri innocui con dolci fanciulle altrettanto innocue nei periodi fuori casa; tutto entro i limiti: esattamente come il sistema prevede.

                         due ragazze di un Kyabakura a Matsue
due ragazze del kyaba-kura di Matsue.

Locali serali per prendersi una birra non sono facili a trovarsi. Chiedendo ai passanti abbiamo come risposta locali dove ci sono le ragazze filippine (Firippin kurabbu) che io odio e che non visiterò mai più!

       Nightshow club a Matsue
Un’insegna di un Firippin kurabbu (Philippin club) - Showclub Infiniti

Mi sembra incredibile come anche nelle città più piccole questo tipo di locale esiste. Sembra proprio una mania dei maschi giapponesi di una certa età cercare le ragazze filippine, conquistarle e portarsele a letto… e non lo dico per semplice impressione personale ma conosco esempi a non finire.
Sarariman ancora abbastanza giovani riescono ancora a trovare giovani ragazze giapponesi da sfruttare e “schiavizzare” (conosco personalmente diversi casi) ma quelli meno “ninki” (piacevoli) cercano e riescono sempre a trovare sfogo alle loro voglie solo nelle ragazzine giovani provenienti dalle Filippine. Nulla di anormale… anzi l’anormalità sembrerebbe nel contrario… il non avere un’amante giovane (amante per modo di dire… amante a pagamento sarebbe il termine più adeguato) è completamente OUT.

Cerco e trovo la Izumo-soba in un ristorantino vicino alla stazione centrale durante la pausa pranzo. Decisamente buona… al dente come piace a me. La comprerò come souvenir da portare a Osaka e mangiarla con la mia famiglia… ma ho il sospetto che l’abbiano già mangiata, grazie alla mia assenza :-(

Dopo sei lattine di birra questo post finisce qui… la seconda parte, quella dei tre giorni “non lavorativi” passati nella prefettura di Shimane arriverà a giorni (spero).

- altri post simili:

Aspettando Matsue (brava Kazu) eccovi il Giro-san del Lawson

curiosità 3 Commenti »

Aspettando il “famoso” post su Matsue (ma non riesco a trovare il tempo :-( ) desidero postare questo mini post che mi sembra interessante… nulla di culturale e nulla di particolarmente informativo questa volta.

Nel mio ultimo post vi parlavo della mia visita allo stabilimento della Coca-Cola e al tempio raffigurato sulle monete da 10 yen. Tornando a casa noto qualcosa di diverso nei kombini (convenient store - negozi di alimentari e beni di prima necessità aperti 24 ore al giorno) della catena Lawson! Attualmente la Lawson (chi è stato in Giappone sicuramente conosce questa catena di kombini) sta facendo un tipo di “fiera italiana”!!!! E dappertutto troviamo la faccia di… di? Si, di Giro-san, Girolamo Pancetta, opps, Panzetta :-D

Fino al 29 mi trovo a Nagasaki e noto oggi, tornando in albergo dopo una serata passata in un izakaya e in un pub, che anche da queste parti il Lawson sta avendo lo stesso evento… la fiera italiana con la figura di Girolamo che ci fa pubblicità.

Ho dovuto scattare qualche foto per il blog ovviamente…


      Lawson 2008 -fiera italiana con Girolamo Panzetta
    Lawson 2008 -fiera italiana con Girolamo Panzetta
     Lawson 2008 -fiera italiana con Girolamo Panzetta
Giro-san anche sui pani
     Lawson 2008 -fiera italiana con Girolamo Panzetta

Senza nulla togliere nulla a Girolamo, ma la qualità dei prodotti “italiani” (made in chissà dove) non sono certo motivo di vanto. L’immagine sulla qualità dei prodotti italiani rischia di andare a farsi friggere completamente con questo tipo di eventi. Il nome ITALIA sicuramente si diffonderà ulteriormente ma non sarà più quello di un paese che esporta prodotti di qualità… il rovescio di una medaglia?

- altri post simili:

sacrario di Yasukuni, Coca-cola e una moneta da 10 yen

generale, riflessioni 12 Commenti »

Ritornato dal mio ultimo viaggetto cerco di trovare il tempo per scrivere qualche riga, giusto per farvi sapere che sono ancora vivo. Non scriverò del mio ultimo viaggio perché ci vorrà del tempo per selezionare le foto, scrivere e aggiungere le informazioni che intendo dare.

Dal titolo uno si può chiedere cosa c’entrino Yasukuni con la Coca-Cola e con una moneta da 10 yen… vi posso rispondere con tutta tranquillità che non c’entrano nulla :-)
Sono partito il 4 di giugno per una località che vi svelerò nel mio prossimo post e il giorno prima ho colto l’ultima opportunità per andare a vedere il contestato film dedicato al sacrario di Yasukuni (galleria fotografica). Il direttore Li Ying abita in Giappone da 18 anni e il film è stato prodotto nell’arco di 10 anni. Contributi per il film sono arrivati sia dalla Cina che dal governo giapponese ma diverse critiche da parte di estremisti di destra hanno fatto si che molti cinema si sono “auto-censurati” per evitare eventuali disordini nei pressi dei teatri. Non era quindi facile trovare un teatro che proietti questa pellicola nonostante le critiche positive internazionali.

poster sul film di Yasukuni
Poster per il film dedicato al sacrario di Yasukuni

Credo di aver trovato l’unica sala che proiettava il film a Osaka; si trova poco a nord della stazione di Osaka. Un vecchio palazzo vicino alla stazione di Juso (linea Hankyu) ospitava questa piccola sala di proiezione. Nonostante i miei quasi 40 anni di vita credo che ero decisamente il più giovane presente in sala.
Un film alla buona, una specie di documentario che ruota attorno alla figura di un anziano artigiano che produceva le katana per gli ufficiali dell’esercito imperiale. Ho avuto l’impressione che questa figura è stata presa con l’unico scopo di cercare di criticare il Giappone imperiale. Un anziano artigiano che sembra non comprendere completamente le domante a lui rivolte, un anziano che oltre al suo duro lavoro non sembra interessare altro. Mi è sembrato quel tipo di persona che oltre al suo piccolo mondo non conoscesse altro e che non sapesse fare altro se non forgiare katana. Una persona ingenua, fiera del suo lavoro che viene usata per propaganda. Il film riporta scene e foto delle violenze compiute in Cina, delle parate filo-militari durante gli anniversari a Yasukuni… proteste e discorsi politici sull’importanza del sacrario. Visite dei primi ministri e richieste di cancellare i nomi dei propri cari dall’elenco dei “kami” di Yasukuni… richieste mai accettate.
il film mette a nudo una realtà sotto gli occhi di tutti: gruppi di destra dettano legge, specialmente nella zona del sacrario. Mentre pacifisti silenziosi vengono allontanati o arrestati, estremisti rumorosi vengono ignorati, e forse anche supportati, dalle forze dell’ordine.
il direttore Li Ying vive in Giappone da 18 anni e la pellicola è stata girata nell’arco di 10 anni con contributi sia dalla Cina che dal governo giapponese. Critiche da gruppi di destra puntano il dito verso coloro del parlamento che hanno usato fondi pubblici per supportare finanziariamente un film che a loro dire è “anti-giapponese”.

Come accennato sopra, il 4 di giugno sono partito per un viaggio di lavoro. Ai 6 giorni di lavoro ho avuto la possibilità (grazie a qualche giorno libero e la benedizione di mia moglie) di aggiungere tre giorni pieni per visitare le meraviglie che tale località sa offrire (vedi prossimo post).

Tornato a Osaka il 14, il giorno dopo (ieri) ho fatto una piccola gita con la mia famiglia. Siamo andati a visitare uno stabilimento della Coca-Cola nei pressi di Kyoto.

          Coca-cola - stabilimento a Kyoto
lo stabilimento della Coca-Cola a Kyoto

E’ possibile fare delle visite guidate dietro prenotazione gratuitamente. A fine visita è possibile bere, sempre gratuitamente (e quanto si vuole) alcuni dei prodotti della Coca-Cola. La visita comprende una piccola presentazione dello stabilimento, un filmatino documentario a tre dimensioni, un ripasso storico con oggetti d’epoca, visita ai macchinari e degustazione dei prodotti della Coca-Cola Japan.


  Coca-cola - stabilimento a Kyoto
   Coca-cola - stabilimento a Kyoto
prodotti della Coca-Cola Japan
notate le nuove “Fanta”, sono gelatinose… bisogna shakerare prima di berle

Per completare questo breve post manca soltanto aggiungere le 10 yen del titolo :-D
Dopo la visita allo stabilimento della Coca-Cola siamo andati nella vicina città di Uji. A Uji si trova il famoso tempio Byodoin (vedi galleria fotografica (alcune foto nuove) - leggi informazioni) che è presente sulla moneta da 10 Yen.

Byodoin (Uji - prefettura di Kyoto)
Byodoin (Uji - prefettura di Kyoto)
molti visitatori scattano foto ricordo

E’ la seconda visita che faccio a questo tempio; il tempo non era dei migliori e sembrava quasi piovere ma ne è valsa sicuramente la pena. Molti visitatori grazie anche al fatto che era domenica.
E prima di tornare a casa ci siamo fermati in un Kaiten-sushi… eravamo in 5 adulti e 4 bambini, ci siamo fatti fuori 100 piattini :-P

Oggi e domani giorni di quasi riposo poi dopodomani (il 18 giugno) si riparte. Questa volta per Nagasaki per ritornare a Osaka il 30. Non avrò però il tempo necessario per visitare la città come vorrei.

Spero di riuscire di trovare il tempo necessario e fare il prossimo post sulla settimana scorsa. Vi anticipo qualcosa con una foto che ho scattato un paio di giorni fa.

Chi indovina dove mi trovo?
Non rispondetemi “in paradiso:-D

          prossimo post

- altri post simili:

Da Sapporo a Osaka passando per Nagoya

viaggi 16 Commenti »

Ci eravamo lasciati ormai quasi due settimane fa mentre mi trovavo a Sapporo, nell’isola di Hokkaido, per gli ultimi tre o quattro giorni di permanenza.
Sono ritornato nel ristorante di cucina giapponese tipica di Hokkaido con i soliti colleghi di lavoro. Come scritto nel precedente post, al ristorante ci lavora il fratello di una mia collega di lavoro (una collega che, assieme a suo marito, incontro spesso durante gli eventi organizzati dai grandi magazzini). Eravamo in sei e abbiamo avuto il piacere di provare alcune delle prelibatezze del posto, delle cose un po’ speciali e preparate in nostro “onore”.
Non sò il perché ma ad un certo punto si è iniziato a parlare dei vari spettacoli giapponesi quali feste, teatro… ho tirato in ballo il “Miyako dori” che un po tutti conoscono. A questo punto è successa una cosa alquanto curiosa che se all’inizio mi ha fatto sorridere, in un secondo momento mi ha messo in leggero imbarazzo. Una signora che era con noi ha svelato la sua passione per il teatro di Takarazuka (link ufficiale), il teatro tutto al femminile vicino a Osaka. Si parlava quindi di questi spettacoli, delle attrici che sono delle vere e proprie star e delle varie rappresentazioni degli ultimi anni. Alla domanda se lo conoscevo ho risposto che ci sono stato tre o quattro volte e che ogni volta è stato una piacevolissima esperienza. Visibilmente sorpresa (e sinceramente non so il perché) mi guarda quasi incredula e mi chiede altre informazioni alle quali rispondo con diversi particolari. Dopo un po si gira e con aria beata fa agli altri colleghi “ho parlato con uno che ha visto dal vivo le attrici e il teatro di Takarazuka…“. Per lei ero quasi un idolo ormai… per il semplice fatto che sono stato al teatro che lei tanto amava. Avevo sentito in passato della devozione che diversi fan hanno per il teatro e per le attrici ma fino al punto di sentirsi quasi onorati (e sembrava proprio esserlo in quanto lo ha detto esplicitamente) per poter parlare con uno che ha solamente assistito ad alcune performance mi era del tutto nuova.

Torre di Nagoya
La torre di Nagoya vista dalla grande ruota che si trova a Sakae (Nagoya)

Prima di lasciare il ristorante il cuoco ci teneva a farmi vedere i suoi ferri di lavoro, dei fantastici coltelli da cucina. Prendendoli in mano ho avuto l’impressione netta di avere in mano dei piccoli capolavori artigianali. I coltelli erano poggiati su un supporto simile a quelli usati per le katana. Alcuni erano piccolini (più di trent’anni di attività e quindi spesso affilati) mentre due sembravano alquanto nuovi ed avevano la lama lunga almeno una trentina di centimetri. Sembravano tagliare bene :-D
La sera successiva era di turno la pizza e siamo andati proprio in quella pizzeria che menzionavo nel post precedente: Orizzonte. Avevo gustato le loro pizze l’anno scorso e anche se, secondo me, sono un po’ troppo croccanti, di certo sono tra le pizze migliori che si trovano in Giappone. Uno staff gentile e cordiale, il mangiare sempre ottimo, lo chef spesso presente tra gli ospiti per rassicurarsi che tutto sia di loro piacimento e un menù con un numero impressionante di errori ortografici e grammaticali. I miei colleghi mi invitano a correggere gli errori ma io preferivo assolutamente evitare di rischiare di far far loro una brutta figura davanti a dei clienti. A loro modo di vedere la cosa della correzione non poteva invece che far piacere ai proprietari del ristorante in quanto molti clienti giapponesi che vanno in un ristorante italiano parlano anche discretamente la nostra lingua. E infine chiamano qualcuno dello staff nonostante il mio “no”… Com’era imbarazzante essere li mentre dicevano che _IO_ ho notato degli errori sul loro menu. Situazione imbarazzante per ambedue le parti forse. Alla fine ho trovato oltre trenta errori (tra plurale e singolare, la “l” al posto della “r”, sintassi che talvolta non mi faceva capire il senso della frase), sinceramente un po tantini comunque.
Eravamo tra gli ultimi ad uscire dal locale. Alcuni altri clienti sono usciti con noi dal locale. I chef (i fratelli Jin) ci salutavano all’uscita e quando eravamo tutti fuori mi giro per ricambiare i ringraziamenti che si susseguivano e noto che era uscito lo staff al gran completo e si era messo all’entrata per salutare con diversi inchini tutti i clienti. Estremamente cordiali e gentili.
La penultima sera a Sapporo mi vedeva, con i soliti colleghi di lavoro, al Kaitensushi che si trova al sesto piano dello Stellar Place (alla stazione JR dove si trovano anche i grandi magazzini di Daimaru). Un locale abbastanza grande che ha un solo punto a sfavore: la lunga lista d’attesa (sempre!). La lista d’attesa è praticamente sempre lunga e quando cito questo locale mi rispondono automaticamente “ah, lì dove bisogna fare la coda per lungo tempo?“. Conviene mettere il proprio nome in fondo alla lista e poi andare a farsi una passeggiata… nel nostro caso l’attesa era di 65 minuti, giusto il tempo per una comoda birra nel locale di fronte. Per chi desidera provare il sushi è comodo vedere prima di ordinare quello che arriverà sul tavolo e scegliere solo quei piatti che “ispirano” meglio :-P
Finisce la serata e rimaniamo in due. Giusto il momento per un’ultima birra in qualche locale vicino? “Ti porto in un locale in cui ci vado ogni volta che vengo a Sapporo… ti piacerà! Noi giapponesi ci togliamo lo stress da lavoro in questi posti!” Non era proprio nei paraggi e arriviamo a Susukino, il quartiere della vita notturna. Il locale era chiuso e il mio amico chiede informazioni (in uno di quei centri d’informazione per locali notturni) su altri locali simili in cui anche i gaijin possano entrare. Rassicurazioni sul mio giapponese parlato, la mia presunta buona educazione e la presenza del mio amico giapponese che mi fa da garante ci fa trovare un locale in qui “probabilmente” posso entrare (dopo qualche telefonata, ma volevano prima vedermi!). Si trattava di uno di quei locali in cui si parla semplicemente con delle ragazze che si siedono a tuo fianco. Niente di scandaloso quindi. Il sistema prevede 60 minuti con tre ragazze diverse per 20 minuti ciascuna. La particolarità sta nel “Sapporo saabisu“, ovvero il “bonus o service di Sapporo” che prevede che le ragazze usano mettere una loro gamba nuda sulle tue :-)
Vestite con un leggero abitino da sera si siedono di fianco e si comincia a chiacchierare del più e del meno. Non ho modo di fare molti paragoni con altri locali simili sparsi in Giappone ma devo ammettere che era piacevole “conversare” con queste ragazze… una più carina dell’altra.
A intervalli la luce si abbassa ulteriormente e il “Sapporo Saabisu” prevede che la ragazza si siede sulle tue gambe… pochi minuti in cui i più audaci possono allungare un pochino le proprie mani e cercare della tenerezza in più (così ci ha spiegato e assicurato lo staff appena arrivati al locale). Inutile nascondere che i minuti passano in fretta :oops: inutile nascondere che l’esperienza è stata piacevole e specialmente innocua. Non starò per diventare troppo “giapponese”? Diversi lo affermano ma finchè ho l’impressione di essere me stesso la cosa non mi preoccupa.
Anni fa mi avevano convinto di andare in un club di filippine a Kagoshima. Era la prima volta che andavo in questi locali e dopo le innumerevoli volte che mi avevano chiesto di andare con loro mi ero fatto convincere. Un’esperienza pessima che mi aveva fatto promettere di non andarci mai più. Oltre alla stupidità (relativa comunque) di pagare una ragazza per poterci “solo” parlare, la cosa era anche estremamente noiosa, artificiosa e mancava di qualsiasi feeling.

Ultimo giorno a Sapporo e poi volo per Nagoya per una nuova settimana di lavoro. Il volo era in forse in quanto era in arrivo un tifone ma fortunatamente al check-in confermano che il volo per Nagoya non subiva alcun cambiamento. Compro tre kani e un po’ di pesce e lo spedisco a Osaka (per la gioia di mia moglie e dei miei piccoli) ed entro per prendere l’aereo. Speriamo che il tifone non cambi rotta. Poco prima di salire sull’aereo un annuncio che dapprima mi ha strappato un sorriso ma poi mi ha fatto riflettere un pochino…
Gentili passeggeri del volo per Nagoya, a causa dei forti venti causati dal tifone non sarà sempre possibile durante il volo alzarsi per andare al bagno. Vi chiediamo quindi di usare il bagno prima di salire sull’aereo. Vi auguriamo ancora un buon volo e ci scusiamo per gli eventuali inconvenienti“. Mancava solo che aggiungesse “Che Dio ve la mandi buona!:-D
Il volo era effettivamente alquanto mosso, a tratti sembrava di essere letteralmente sulla giostra. Penso che almeno due terzi dei posti erano ancora liberi e la cosa non tranquillizzava per nulla. Ogni tanto qualche gridolino accompagnava le “scosse” più forti. Il cielo poi comincia pian pianino ad aprirsi e si cominciava ad intravedere il paesaggio scorrere in basso. Ad un certo momento si avvicina una hostess che gentilmente mi fa notare che se mi sposto sulla parte destra dell’aereo posso vedere le Alpi giapponesi, “di solito i passeggeri chiedono sempre i posti al finestrino sulla parte destra dell’aereo“. Stupende montagne con le cime innevate, piccole valli, sentieri che passano per le vette e qualche diga… poi piccole cittadine, campi di riso; tanta natura.

Cimitero a Hoshigaoka
Il cimitero che si trova a Hoshigaoka (Nagoya)

Cimitero a Hoshigaoka
Cimitero a Hoshigaoka con delle statue dedicate a Baiking-man (della serie Ampan-man) e Hello Kitty

Arrivo a Nagoya (dovrebbe essere la settima o ottava volta che arrivo in questa città) e il clima è molto diverso della “fresca” Sapporo. L’arrivo imminente dell’estate si fa sentire.
A Nagoya non ho visto molto questa volta nonostante gli otto giorni di permanenza. Il mio albergo si trovava a 30 minuti dal luogo di lavoro e mi toccava prendere la metropolitana ogni giorno. Ho colto l’occasione di provare i cibi del luogo e ogni sera si andava in un luogo diverso. Un paio di volte sono andato a Sakae che era ad una stazione dal mio albergo e che conosco meglio in quanto ci sono stato per 5 volte (sempre per una settimana) e conosco dei locali in cui si mangia abbastanza bene.
Ho colto l’occasione per salire (con un’ amica che ho appena conosciuto e che lavorava di fianco a me durante la permanenza a Nagoya) sulla grande ruota che si trova proprio in zona. I minuti passano in fretta con un panorama così romantico :-)

Una mattina mi sveglio poco dopo le otto di mattina a causa dei rumori causati dalle ambulanze, vigili del fuoco e macchine della polizia che passavano in vicinanza. Chissà cosa sarà successo… di sicuro non lontano dall’albergo ho pensato. Le vetture con le sirene continuavano a passare e decido di alzarmi. Guardo dalla finestra e noto con stupore che proprio sotto la mia finestra (ero comunque al 11-esimo piano) si trovavano diverse vetture dei vigili del fuoco, ambulanze e macchine della polizia. Un via-vai di vigili del fuoco con tanto di maschere anti-gas, bombole di ossigeno sulle spalle. Il passaggio per i pedoni è stato chiuso ed era impossibile anche attraversare la strada. Davanti all’albergo un gran numero di vigili e personale della sicurezza. “Wow, una prova di sicurezza” mi son detto.
Scendo per andare al lavoro e noto vigili del fuoco dappertutto. Occupati con la radio di servizio mi sembrava di capire che il tutto era praticamente finito; alcuni vigili escono dall’ascensore in tenuta da “disastro ambientale“. Era successo qualcosa al settimo piano. Scoprirò poi in giornata che una giovane ragazza di 22 anni ha tentato il suicidio nella propria camera usando del gas velenoso. La ragazza aveva comunque trovato la forza di chiamare aiuto… non so se si sia salvata ma credo di si comunque. I casi di suicidio (o tentato suicidio) con certi gas che si possono formare comprando dei prodotti liberamente in commercio sembrano preoccupare e ultimamente questi casi entrano relativamente spesso nella cronaca.

Vigili del fuoco
I vigili del fuoco davanti al mio albergo a Nagoya
Una ragazza ha tentato il suicidio

Ieri sono tornato nella mia Osaka ma dalla prossima settimana sarò nuovamente fuori città per una decina di giorni. Non anticipo nulla se non che si tratta di un posto molto bello e spero di poter scattare diverse fotografie da farvi vedere. Non ci sono mai stato ma da quello che ho trovato su internet si prospettano un paio di giorni bellissimi. Ho deciso, infatti, di aggiungere un paio di giorni alla settimana di lavoro per gustarmi il luogo fino in fondo (con la benedizione di mia moglie). Uno dei templi più antichi del Giappone ed un museo sono al centro degli interessi per i turisti del luogo.

Caffe Lento
Conosciamo la catena di caffe che si chiama “Caffe Veloce” ma nel mio albergo ho visto anche questo che si chiama “Caffe Lento”

- altri post simili:
Powered by Jappone.com