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giappone nihon nippon jappone japanAmicizia Italo-Giapponese - articolo dalla rivista Sapere

gennaio 2007

La rivista italiana "Sapere" del 15 dicembre 1940 (Anno VI - Volume XII - Serie Seconda - N.23/143) dedica l'intero fascicolo al Giappone e alle relazioni tra Italia e Giappone.
Di seguito ho cercato di trascrivere l'intero articolo scritto dal barone G. Paolucci di Calboli.
L'articolo inizia spiegando come i due paesi si sono conosciuti e in quali rapporti si trovavano in quel periodo. Italiani che in Giappone hanno svolto grandi cose e l'entusiasmo dei giapponesi per l'Italia. Si prosegue poi con la situazione attuale (del 1940) e sui problemi che affliggono i due paesi e il mondo intero.
Le grandi doti degli italiani e dei giapponesi e quindi le loro somiglianze concludono l'articolo.
Di chiaro stampo fascista, e altrimenti non poteva essere, questo scritto è sicuramente di gran interesse storico.

amicizia italo-giapponese

 

AMICIZIA ITALO-GIAPPONESE

E’ veramente singolare come italiani e giapponesi siano stati spinti a conoscersi, fin nei tempi più remoti, da un sentimento di reciproca attrazione, che doveva trovare il suo profondo motivo nella somiglianza di alcuni ideali dei due popoli e nelle analogie della natura dei due territori.
Da quando Marco Polo, nel XIII secolo, svelava all’Europa meravigliata il lontano Cipangu, pieno di templi d’oro, le due nazioni, pur così diverse di razza, pur così distanti nello spazio, pur ignoratesi per tanto tempo, vollero sentirsi amiche e vicine, e missioni di entrambi i paesi solcarono, nei due sensi, gli interminabili mari.
Nel 1585, sotto gli auspici di Padre Alessandro Valignani da Chieti, tre principi giapponesi, i «Daimyo» di Bungo, Omura ed Arima, inviarono un’ambascieria al Papa Gregorio XIII. Nel 1615, il «Daimyo» di Sendai ne inviò un’altra al Papa Paolo V.
I rapporti politici ebbero inizio soltanto nel secolo XIX, ma non trovarono terreno fecondo in quei primitivi contatti. Fu nel 1866 che una nave da guerra italiana, la corvetta « Magenta », raggiunse per la prima volta le acque del Giappone. Ed è del 25 agosto dello stesso anno il primo trattato italo-giapponese, come altresì — singolare circostanza — il primo accordo militare italo-tedesco. Due atti che precorrono le alleanze odierne.
I nostri rapporti furono naturalmente ostacolati dalle potenze che erano arrivate prima di noi. Gli Stati Uniti nel 1853 e nel 1854 avevano imposto, con manifestazioni navali, favorevoli accordi commerciali. Poi è la volta dell’Inghilterra: sicché, ‘tutto viene a modellarsi sui sistemi anglo-sassoni.
Tuttavia i vincoli italo-nipponici continuano, benché lentamente, a stringersi. Il trattato del 1° dicembre 1894 costituisce e completa quello del 1866: ed il 25 settembre del 1912 viene stipulato un trattato di commercio e di navigazione.
L’allevamento del baco da seta è un coefficiente essenziale di ragioni di scambi e di contatti.
Personalità italiane assolvono in varie epoche onorevoli incarichi di fiducia. Il Generale Grillo fonda l’arsenale di Osaka, dove vengono fusi, su modelli italiani, i primi cannoni. Edoardo Chiossone da Arenzano assume nel 1872 la direzione delle officine carte e valori di Tokyo. Il giurista Alessandro Paternostro, dell’ Università di Palermo, è chiamato per cinque anni, dal 1885 al 1890, come consulente giuridico del Governo Imperiale, e dà il valido contributo del suo forte ingegno alla riorganizzazione legislativa di quel paese. Nel 1920 si compie il primo collegamento aereo tra l’Europa e l’Impero del Sol Levante col celebre volo di Ferrarin da Roma a Tokyo. Trovandomi in quel tempo all’ Ambasciata d’Italia in Giappone, ebbi la gioia di assistere al delirante entusiasmo dei Giapponesi all’indirizzo dell’Italia. Allora un solo nome di italiano, il nome di un poeta. colpiva, insieme il quello dell’intrepido aviatore, i cuori e le fantasie : D’Annunzio. Oggi. gli uomini e le opere dei Regime, ed innanzi tutto il nome e - la figura di Mussolini, sono famigliari ad ogni cittadino nipponico.
Vent’anni or sono, quelle regioni e quel popolo potevano, ad osservatori superficiali. apparire ancora senza profonde interferenze con le faccende europee. Oggi l’ Oriente e l’Occidente possono differenziarsi per ragioni geografiche, o per atteggiamenti spirituali ma non si devono più considerare come civiltà che possano ignorarsi o conoscersi soltanto per curiosità culturale. La politica mussoliniana riafferma e rinsalda i vecchi sentimenti di amicizia con l’invio in Giappone dal febbraio al giugno 1938. della Missione del P. N. F., Missione che ebbi il particolare privilegio di dirigere. Subito dopo segue una Missione economica, presieduta dal Senatore Conti. A distanza di due anni, nello scorso maggio, una Missione nipponica, diretta dall’Ambasciatore Sato, viene a restituire la visita dell’Italia fascista.
Si avvicendano i segni del grande evento, che, previsto e voluto dal Duce, doveva culminare nel Patto Tripartito e, legando saldamente Italia, Germania e Giappone, doveva divenire la chiave di volta della nuova storia del mondo.
Nei giro di un cinquantennio, il Giappone ha percorso il cammino che in altri paesi si potrebbe misurare a secoli. Sotto la spinta dell’espansione demografica, esso persegue il disegno delle irradiazioni imperiali nei mari e nei territori che gli stanno intorno, e forse, da quello che si suol chiamare il dramma del Pacifico, scaturirà uno dei maggiori eventi dei tempi nostri.
Mentre tramonta il mito della potenza anglo-sassone, e crolla il vecchio sistema politico, il principe Konoe, capo del Governo, è l’instauratore di un nuovo regime notevolmente affine al Fascismo. Già il 27 marzo 1938, in un discorso pronunciato allo stadio di Tokyo, durante una grandiosa manifestazione in onore della Missione del P.N.F., egli aveva rilevato, parlando dell’Italia mussoliniana, questo nuovo spirito dei tempi, dato al mondo per il suo avvenire, al posto della vecchia filosofia materialista del secolo XIX.
Come gli Italiani, anche i Giapponesi pongono lo spirito al di sopra della materia. È lo spirito che dà legge alla materia e non la materia che rende schiavo lo spirito. Anche i Giapponesi considerano i fenomeni economici soltanto in funzione della grandezza della patria. Da ciò è dato il profondo insanabile dissenso dell’Italia, del Giappone e della Germania da quelle ideologie che avevano per nido la Società delle Nazioni e che miravano principalmente al trionfo dei paesi ricchi sugli altri, sotto la maschera di una falsa democrazia.
Oggi che la grande via è aperta all’avvenire, occorre mantenere vivi nel popolo italiano ed in quello giapponese i sentimenti della più profonda amicizia, che sono anche garanzia di pace nel mondo. Bisogna fare di tutto per conoscersi sempre meglio e per collaborare in tutti i campi: collaborazione di attività e di intelligenze.
Le grandi organizzazioni di trasporto marittime ed aeree, quelle bancarie, industriali, commerciali e culturali, dei due paesi, dovranno incontrarsi con ferma volontà e con operosa costanza nel mondo che sta per sorgere, nell’interesse di tutti.
« I nostri due paesi - sono altre storiche parole del principe Konoe - debbono cooperare più strettamente nel futuro perché l’uno e l’altro hanno avuto la più amara esperienza in Oriente ed in Occidente... Vi è qualche cosa di comune nell’essenza spirituale delle due nazioni, che hanno la stessa missione nella storia del mondo ».
Questo nobile auspicio è oggi vivente realtà: i due popoli marciano affiancati, sotto la guida dei loro grandi capi, verso immancabili destini di potenza e di gloria.

G. Paolucci di Calboli Barone

Ambasciatore del Re d’Italia Imperatore


 

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