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giappone nihon nippon jappone japanLa guerra santa dello Zen?

Il buddismo e'l'unica religione che mai ha fatto parte ad una guerra santa. Questa era l'idea che cambio' Brian Victoria dal suo credo cristiano e diventare un monaco buddhista. Questa e' comunque anche l'idea che da trent'anni cerca di smentire.
Nel suo discusso libro del 1997 "Zen at war" (Weatherhill) (versione italiana "Lo zen alla guerra. Una documentata indagine sul ruolo svolto dal buddhismo zen a sostegno del militarismo giapponese"- Edizioni Sensibili Alle Foglie Cooperativa), e, in maggior dettaglio nella sua ultima pubblicazione "Zen War Stories" (RoutledgeCurzon), Victoria dimostra che strette relazioni esistevano tra buddismo Zen ed esercito giapponese gia' dalla guerra Russo-giapponese e, in maggior rilievo, durante la seconda guerra mondiale.
Tutto parti da alcune declamazioni di Harada Daiun, monaco buddhista responsabile per 40 anni del Hosshin-ji, del 1939:
"Se ordinato di marciare "Tramp tramp- se ordinato di sparare "Bang bang-. Questa e'la massima espressione di saggezza [...]".
Come ambedue le pubblicazioni rende chiaro, la visione di Harada non era certo unica tra i leaders buddhisti giapponesi. Anni dopo, nel 1942, nessuna contrizione sulle supposizioni di Harada sul fatto che si tratta semplicemente di "punire coloro che disturbano l'ordine pubblico".
Victoria, attualmente docente all'Universita'di Adelaide, spiega che nonostante una delle regole fondamentali del buddismo vieta il togliere la vita, la dottrina Zen fu rimodellata per servire ideali meno nobili. Vede che lo sviluppo storico dello Zen giapponese permetteva di collaborare con i guerrieri che ci tenevano a mantenere i propri privilegi all'interno della societa' giapponese per sempre. In questo modo lo Zen divenne compare della classe guerriera, che era di fatto lo Stato.
Victoria arrivo' in Giappone nel 1961 come missionario Metodista. Nel cercare di capire il credo della gente si converti, come consigliato dalla chiesa, al buddismo che per lui aveva maggior senso. Dopo alcune vacanze estive e invernali nel tempio di Eihei-ji (prefettura di Fukui), nel 1964 venne ordinato come monaco del Soto Zen. Era il periodo dove la guerra statunitense del Vietnam cominciava e quando Victoria intraprese azioni di protesta contro la guerra a Tokyo, spesso nelle sue vesti religiose. Nonostante raccomandazioni dai suoi superiori, Victoria riusci in qualche modo a non essere esplulso ma non ebbe simile fortuna con il governo giapponese. Nel 1975 venne deportato per attivita' anti-governative. Questo era il primo di sei incidenti capitati a Victoria in 5 Paesi asiatici causandogli di lasciare il Paese per coinvolgimento in cause politiche.
Al giorno d'oggi l'attivita'di Victoria e'principalmente meditazione e ricerca ma tra le sue meta sta nel dimostrare:
"Voglio arrivare al punto da poter dimostrare che buddhismo giapponese non e' buddhismo! Cio' che e' passato per Zen e' stato a lungo una distorsione degli insegnamenti buddhisti. Quando il Buddhismo fu introdotto in Giappone dal principe Shotoku nel VI secolo, fu introdotto come 'Buddhismo per la protezione della nazione'. Negli insegnamenti di Shakyamuni Buddha non c'e' traccia alcuna che vi sia una protezione della Nazione. Questo e'il fondamentale errore, nella mia personale opinione, nel buddhismo giapponese e quindi cinese, coreano e vietnamita. Hanno perso la possibilita' di essere indipendenti e divennero servi dello Stato. In Giappone fu un metodo dei guerrieri per non essere sopraffatti dalla paura della morte sul campo di battaglia e un metodo per aumentare, tramite meditazione, concentrazione mentale che aumento' le abilita' militari"
Un fatto incoraggiante arrivo' nel 2001, dopo la pubblicazione di "Zen at war" in giapponese. Il tempio di Rinzai-Zen Myoshin-ji divenne il primo tempio a pubblicare scuse ufficiali per le loro azioni durante la seconda guerra mondiale: "Mentre riflettiamo sugli ultimi eventi dell' 11 settembre negli Stati Uniti, riconosciamo che il nostro Paese in passato, nel nome di "guerra santa", ha inflitto grandi pene e danni a vari altri Paesi. Nonostante fosse politica di Stato a quel tempo, e' veramente da rammaricarsi che la nostra setta non sia stata capace di opporsi e che fini nel cooperare con la guerra. A questo punto desideriamo confessare le nostre trasgressioni e riflettere criticamente la nostra condotta".
Un piccolo gesto, forse, come dice Victoria ma il tempio con sede a Kyoto, e' a capo della maggior setta con oltre 3000 templi affiliati e 1.600.000 affiliati. In una seguente deposizione, il tempio Myoshin-ji ammise che fu il libro di Victoria ad iniziare una critica del proprio passato.
Credo che le riflessioni di Victoria siano di grande interesse e la risposta del Myoshin-ji nel mostare di aver colto, di aver capito le proprie responsabilita' un punto di partenza per rivalutare gli ideali dell' esercito nipponico durante la loro guerra.
Nel 1937 due studiosi affiliati alla scuola Soto Zen ebbero il compito di proporre un'interpretazione dottrinale del rapporto fra buddismo e guerra (e che fosse compatibile con la politica nazionale del Giappone). Il libro pubblicato da Hayashiya Tomojiro e Shimakage Chikai si chiamava "In che modo il buddismo vede la guerra"(Bukkyo no Senso Kan).
Nell'introduzione Hayashiya ametteva che all'interno del buddismo di guerra non se ne e' parlato molto e che si trova poco materiale a riguardo. Gli autori dicono che la guerra a tutto campo con la Cina li avevano costretti a prendere in esame il problema. In riferimento si prendeva la dichiarazione di sostegno delle azioni di guerra del Giappone del 12 luglio 1937 dai capi di ciascuna delle principali scuole del buddismo istituzionale: In questa dichiarazione si legge: Onorando la politica imperiale volta a proteggere l'Oriente, i sudditi del Giappone imperiale sono responsabili del destino di un miliardo di persone di colore [...] Su tali basi tutte le scuole del buddismo riunite nell'organizzazione Myowa Kai, collaboreranno per la risoluzione di questa emergenza nazionale che si fa sempre piu' urgente. Siamo pronti a svolgere attivita' di conforto per le truppe dell' esercito imperiale che si trovano in prima linea. Allo stesso modo, siamo pronti a collaborare ad attivita' quale la protezione dei nostri connazionali giapponesi (in Cina). Inoltre, in patria, siamo pronti, come sacrificio che siamo tenuti a dare per il dovere pubblico, a lavorare per la mobilitazione spirituale generale del popolo. Cogliamo questa occasione per esprimere la ferma determinazione dei buddhisti giapponesi.
Nonostante lettere di protesta da parte di buddhisti cinesi, il Myowa Kai non riconobbe alcun valore in queste proteste e il 28 luglio rilascio' una dichiarazione in cui riafferma la propria posizione. Tra l'altro si legge: "Oggi non abbiamo altra scelta se non esercitare il compassionevole pugno di ferro di uccidere uno affinche' molti possano vivere" (Issatsu tasho).
Come vedeva la guerra il buddismo giapponese? Le ultime pagine del libro cercavano di spiegare proprio questo:
"il buddismo non considera la guerra in se'ne' buona ne' cattiva. E questo perche' secondo la visione buddhista del mondo, niente, neanche la guerra, ha una natura propria (jissho). Cio' conduce alla seguente conclusione -La ragione per qui il buddismo non ha stabilito che la guerra sia cosa buona o cattiva e' che non considera tanto il problema della guerra in se' quanto quello dello scopo che la guerra si prefigge. Cosi, se lo scopo della guerra e' buono, la guerra e' buona, e se lo scopo e' cattivo, la guerra e'cattiva. Il buddismo non approva semplicemente le guerre i cui scopi coincidono con i valori di cui e' portatore; le sostiene energicamente al punto da essere entusiasta della guerra. [...] Una delle caratteristiche di un Fulgido e Sacro Sovrano che mette in moto la Ruota (konrin joo) e'che, poiche'i suoi sudditi mancano di saggezza, egli non puo' governare soltanto attraverso la sua virtu'ma deve ricorrere a mezzi quali le leggi, le tasse e,in particolare, alle armi. Lo stesso vale per i rapporti con gli altri Paesi. Ove li regnino "ingiustizia" e "anarchia" l'imperatore deve "impugnare l'arma della forza". Quando pero'il fulgido e Sacro Sovrano usa la forza, non si tratta della forza dell'odio e dell'ira. Al contrario, e'la forza della compassione, la stessa forza che usano i genitori quando, per amore, picchiano i figli. Vale a dire che si tratta di un gesto compassionale destinato a "migliorare il carattere dei figli e a dar loro la felicita'' ".

Ma facciamo un passo indietro per vedere fatti storici che hanno implicato legami tra buddismo e governo. Nel febbraio del 1924, su richiesta da parte di Hirohito di far qualcosa in merito ai "pericolosi pensieri" fu formata dal Primo Ministro Kiyoura un'associazione culturale. Alle sedute vennero invitati rappresentanti delle religioni scintoista, cristiana e buddhista (inclusi alcuni leaders della setta Nichiren).
La setta, fondata nel 13esimo secolo, stava godendo del suo periodo d'oro e due dei suoi leaders, Honda Nissho e Tanaka Chigaku, interessati a questa campagna di "spirito nazionale"chiesero alla corte di pubblicare un decreto conferendo a Nichiren, il fondatore della loro setta, il titolo di "Gran Maestro che ha stablito la Verita". Dopo che la corte ha conferito il titolo, il ministro all'agenzia imperiale Makino sembra abbia dichiarato:"questa decisione e' stata presa tramite la benevolente consapevolezza dell'imperatore che la situazione ideologica attuale ha bisogno una guida migliore e specialmente un credo religioso". Quando Honda ando'a ritirare il titolo si vanto' davanti a Makino della natura antidemocratica e anticomunista della setta Nichiren. Che il Buddismo (o la fede dei credenti Nichiren, molti dei quali erano ufficiali militari di alto rango e civili di ideologia di destra) sia stato chiamato in supplemento all'ideologia imperiale significa che il credo religioso ufficiale non era mai riuscito ad esercitare e influenzare tutti i gruppi della societa' giapponese.
Tanaka Chigaru, il leader spirituale di uno di questi gruppi del Buddismo Nichiren, era profondamente ostile alla "Democrazia Taisho". Tanaka collegava Nichiren all'espansione dell'impero giapponese e tra le sue priorita' stava nella chiarificazione del kokutai. Sicuramente xenofobo ma non radicale, Tanaka lavoro'per integrarsi con la corte per fare della fede Nichiren la religione di Stato. Nel 1914 diede il nome di "Kokuchukai" (colonna dello Stato) alla sua organizzazione. Dai ranghi di questa organizzazione emersero ufficiali militari che vennero promossi da Hirohito per coprire posizioni di tutto rilievo come, per esempio Ishiwara Kanji che entro'nell'organizzazione nel 1920. Fu tra gli artefici per la messa appunto nel 1931 dell'incidente di Manchuria. Cio' che faceva muovere Ishiwara non erano solo le paure per gli interessi nipponici in Manchuria messi a rischio dai cinesi e dai russi ma bensi il militarismo del Kokuchukai di Tanaka. Ishiwara inoltre accettava la credenza della setta su un conflitto mondiale senza precedenti che spianera'la via per un regno di pace universale ed eterna. Ishiwara interpretava le scritture a modo suo e vide che tali avvenimenti si susseguiranno durante la sua stessa vita. La situazione degli anni '20 gli fece concludere che due potenze opposte sia nella religione che nella tradizione emergeranno e solo una delle due rimarra'. Da una parte gli Stati Uniti e dall'altra un Giappone che si dimostra la vera e unica potenza della civilta'asiatica. A questo punto e'necessario assicurarsi gli interessi nipponici in Manchuria e dominare l'Asia per i preparativi per una base industriale utile a provvedere alle necessit' per una battaglia finale per annientare Stati Uniti (Uno dei primi in assoluto a chiedere al governo maggiore forza nell'assicurare gli interessi in Manchuria fu Yoshida Shigeru che nel dopoguerra divenne Primo Ministro). Honjo Shigeru, collega di Ishiwara e comandante dell'armata Kwantung nella Manchuria a quel tempo, era un credente della dottrina Nichiren.
Il movimento nazionalistico Nichiren fu da catalizzatore nel generare il fenomeno di ultranazionalismo giapponese. La setta influenzava molti signori della guerra che partecipavano nelle politiche del periodo fra le due guerre mondiali e divenne parte di un contesto dove l'idea della missione giapponese di unificare il mondo fu rivissuta durante l'inconorazione ufficiale di Hirohito.
Lo scrittore Iichiro Tokutomi descriveva nel 1944 il conflitto: "per i giapponesi, la guerra e' un esorcismo purificatorio, un abluzione di pulizia". Questi atti di pulizia spirituale erano importanti per i giapponesi. Mentre la guerra veniva descritta come una missione divina per diffondere la "Via" imperiale per il mondo, per la classe dirigente la guerra era percepita come un ingaggio di "vita o morte" dove i giapponesi stessi possono ricuperare lo "stato di eccellente morale".
La dichiarazione piu' estrema in questo senso e'un libretto pubblicato nel febbraio del 1942 dalla "Imperial Rule Assistance Association" (IRAA) che comprendeva membri di tutti i partiti "legali" del Giappone. Scritto dal professore Fujisawa Chikao dell'universita' imperiale di Kyoto, il libretto fu messo a disposizione anche in una versione in inglese chiamata "The Great Shinto Purification Ritual and the Divine Mission of Japan" Nel suo libro comincia a parlare dell'imperatore, chiamandolo Sumera Mikoto (august sovereign - Fulgido Sovrano), che e'il nome originale per chiamare l'imperatore, e di un Giappone come la vera culla della civilta'in tempi antichi. Parla di un "sistema mondiale di famiglia" preistorico dove il Giappone veniva riverito come il Paese padre, mentre altri Paesi (come Babilonia, Egitto e Cina) erano i Paesi figli. Fujisawa ando' oltre affermando che la civilta' sumeriana dell'antica Mesopotamia ha preso il nome proprio da Sumera Mikoto.
I lettori vennero a conoscenza che la chiave dello spirito giapponese (e cosmico) era il "O-harai", Grande Rituale Purificatorio effettuato due volte all'anno dall'mperatore e che l'ttuale guerra era una lotta per togliere dal mondo impurita' morali come l'individualismo, capitalismo e Marxismo. Conclude affermando che le sue ipotesi sono logiche in quanto riti di purificazione osservati dai cinesi, hindu ed ebrei derivano molto probabilmente dal O-harai di Sumera Mikuni, la sacra madre-patria di tutte le razze. Mentre il Ministro all'Educazione cercava di raffigurare la guerra come un ristabilire delle virtu'antiche, colleghi di Fujisawa all'Universita'imperiale di Kyoto, associati alla scuola di Kyoto, prendevano il tutto in un modo diverso ma fecero chiaramente intendere che l'attuale conflitto rappresentava per il Giappone l'ascesa come superiore "razza storica". Per loro e per tutti i patriottici giapponesi, la guerra del Pacifico era una "guerra santa" e una lotta per il raggiungimento di una "Grande Armonia"(Taiwa). Questa "Grande Armonia", che era il nucleo delle teorie della scuola di Kyoto, veniva rinforzata dagli scritti di Suzuki Daisetsu che era gia' emerso come uno dei piu' conosciuti interpreti del Buddismo Zen in Occidente. Come le sue controparti della scuola di Kyoto, non si limitava a ripudiare qualsiasi influenza dell'Occidente. Mise attenzione nell'identificare un intuitivo senso di armonia e "unicita'" che dichiarava caratteristica dei pensieri orientali. In un libro scritto nel 1942 intitolato Oriental "Oneness" (Toyoteki "Ichi"), Suzuki metteva in guardia verso chauvinismo nazionale o culturale ma apoggiava il tentativo da parte del Giappone di ristabilire la coscienza di unicita' tra la gente asiatica. Al concetto "Taiwa" veniva dato risalto nel "Cardinal Principles of the National Polity" ma anche nei testi sulle basi militari come il Senjinkun (Codice di servizio sul campo) pubblicato per tutti i soldati a cominciare dal gennaio del 1941. Il soldato giapponese arrivava cosi sul campo di battaglia gia' rassegnato alla morte.
A causa dei limiti linguistici nel giapponese scritto e parlato, i due ideogrammi usati per scrivere Taiwa venivano usati anche per scrivere Yamato, la linea imperiale fondata dall'Imperatore Jimmu e la designazione piu' evidente per i giapponesi come una razza. Anche per l'Imperatore Jimmu gli ideogrammi hanno un punto di vista simile: "buono" e "arte marziale "o "affari militari", di fatto "militare divino" E' molto probabile che molti o adirittura la maggioranza dei giapponesi mai associarono questi ideogrammi in modo cosciente. Inconsciamente invece questi esistevano ed erano un chiaro messaggio che la razza era identica ai maggiori ideali e caricata con una missione santa.
Nonostante l'assurdita' intellettuale, trattati come "Cardinal Principles of the National Polity" vennero pubblicati in 2 milioni di copie e la loro lettura era obbligatoria nelle scuole. Anche gli altri trattati come il "Great Shinto Purification Ritual" e altri scritti della scuola di Kyoto (per esempio il Chuo Koron) ebbero un'enorme audience nel periodo di guerra. Chiedendo ad un giapponese medio il significato di "Purificazione" sicuramente la risposta sara' stata meno astratta. Purificazione era intesa come eliminare influenze straniere, vivere in modo semplice, combattere e se necessario, morire per l'imperatore.


Fonti e spunti da:
Kansai Time Out - edizione Marzo 2003
Herbert Bix: "Hirohito and the making of modern Japan"
John W. Dower: "War without mercy"
James L. McClain: "A modern history - Japan"
Brian Victoria: "Lo Zen alla Guerra" (traduzione in italiano della "Sensibili Alle Foglie"
Brian Victoria: "Zen War Stories"



 

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