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ragazza panpan
La fotografia di una ragazza panpan scattata dal fotografo Yoshida Jun nel distretto di Yurakucho a Tokyo.

 

 

americani e giapponesi
Americani della U.S. Strategic Bombing Survey alle prese con donne giapponesi.

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giappone nihon nippon jappone japanLe ragazze panpan e il loro ruolo in una societa' scossa dalla sconfitta

Subito dopo la resa incondizionata del Giappone ci fu un gran disordine, non solo economico ma anche nella mente della gente che all'improvviso si vedeva privato dei propri ideali, umiliato dal nemico. Disperazione (malessere generale, malattie e fame) fecero emergere tre subculture sovrapposte. Queste subculture cosi shoccanti per la rispettabile societa' giapponese furono: il mondo delle prostitute "panpan" che cosi ben accolte furono dalle forze di occupazione, il mercato nero e la cultura "kasutori" che celebrava l'auto-indulgenza e introduceva attrazioni come letteratura pulp e commercializzazione sessuale.
Per il governo giapponese, avere centinaia di migliaia di militari sul proprio territorio significava gravi implicazioni sessuali. Per alcuni questo fu terrificante, specialmente per coloro che erano a conoscenza delle violenze compiute dai propri soldati in terre di occupazione.
Dopo il messaggio di resa da parte dell'imperatore voci consistenti giravano dicendo che, una volta sbarcati, i soldati cominceranno ad usare violenza sulle donne, una dopo l'altra...
Il ministero degli Interni subito prese in considerazione queste paure e i fatti accaduti per esempio in Cina con l'uso delle "ianfu" o donne di conforto. Un rapporto di polizia riportava che molti di coloro che parlano di violenze su donne da parte di giapponesi su territori occupati sono dei soldati rientrati dai vari fronti di battaglia.
Alle famiglie fu consigliato di mandare le ragazze in campagna, alle donne fu consigliato di indossare i pantaloni "mompe" esteticamente poco attraenti e che quindi avrebbero potuto evitare di eccitare il "demone bianco". Alle ragazze giovani fu suggerito di non dimostrarsi gentili. Comunque sia, si era consci che le forze di occupazione avrebbero richiesto soddisfazione sessuale. La domanda che sorgeva spontanea era: chi vorra' fornirla?
Il governo non perse tempo nel rispondere a questa domanda e il 18 agosto il ministero degli Interni mando' segretamente un messaggio a ufficiali di polizia di tutto il territorio nipponico istruendo loro di preparare dei speciali posti di conforto per le forze di occupazione. Simili preparativi dovevano essere fatti con massima discrezione e responsabilita' sui preparativi e organizzazione veniva affidata a ufficili di polizia locale che dovevano contattare imprenditori locali interessati alla commercializzazione sessuale. A Tokyo invece il governo incontrava imprenditori assicurando loro grandi finanziamenti (50 milioni di yen).
Il giorno dopo, il vice-ministro Konoe Fumimaro chiese di poter prendere personalmente in mano questa situazione urgente. "La prego, difenda le giovani donne giapponesi" pare abbia implorato. Tutto prese pero' un'altra piega nel giro di pochi giorni quando il generale Kawabe Torashiro torno' a Tokyo da Manila dove aveva incontrato MacArthur, assieme ad altri ufficiali, per definire le clausole di resa. Kawabe sollecito' che il governo non venisse implicato direttamente nel creare questi "posti di accoglienza".
Da qui in avanti il ruolo primario del governo fu nell'acconsentire prestiti e mettere a disposizione supporto della polizia.
Il 6 settembre la banca Kangyou anticipo' 30 milioni di yen come prestito governativo per far fronte alle prime spesi di allestimento. Ikeda Hayato, un giovane e promettente ufficiale del ministero delle Finanze e responsabile per proteggere il governo pare abbia detto a riguardo che 100 milioni di Yen sono pochi per proteggere la castita'(Sunday Mainichi del 1 settembre 1949). Gli imprenditori dimostrarono grande gratitudine per questo business atto a servire la nazione gridando "lunga vita all'imperatore" dinnanzi al palazzo imperiale.
Arruolare un piccolo numero di donne per proteggere la castita' delle "buone" donne giapponesi sembrava una buona tattica per trattare i barbari occidentali.
Speciali quartieri di piacere furono creati per stranieri dopo che il commodore Perry forzo' il Paese ad aprirsi e nella moderna mitologia una donna che diede il suo corpo per la Nazione gia' veniva considerata una martire. il suo nome era Okichi ed era stata assegnata come donna di conforto a Townsend Harris, il primo consule americano che assunse il suo ruolo nel 1856. Le donne che venivano arruolate nel 1945, si dichiarava, saranno le "Showa no tojin Okichi", ovvero le Okichi della presente era.
A grande sorpresa del governo, prostitute di professione trovarono riluttante diventare delle "Okichi". Da un racconto si deduce la paura dagli americani, che in tempo di guerra venivano dipinti come figure demoniache e che il loro surdimensionato membro sessuale potesse ferirle.
Gli organizzatori che si occupavano del reclutamento usarono cartelloni pubblicitari indirizzati a "Alle nuove donne giapponesi" nel distretto di Ginza a Tokyo. Si continua il messaggio con "come parte urgente da parte del governo per affrontare il dopoguerra si cerca un'attiva cooperazione di nuove donne giapponesi nel partecipare nel grande compito di ospitare la forza di occupazione". Si menzionava anche l'offerta rivolta a segretarie nell'eta' compresa tra i 18 e 25 anni. Alloggio, vestiti e vitto assicurato.
La maggior parte delle donne che venivano per il colloquio erano vestite veramente male e alcune erano adirittura scalze. La grande maggioranza non aveva alcuna esperienza della vita dei distretti a luce rossa e moltissime se ne andarono quando messe al corrente sul vero ruolo che dovevano coprire. tra quelle che rimanerono alcune affermarono di rimanere non tanto per il mangiare, alloggio e vestiti ma piuttosto per l'appello di dare il proprio corpo per "il Paese". Questa era, fin fine, essenzialmente lo stesso messaggio di sacrificio patriottico che fu indotto loro per tutta la vita.
Al 27 agosto ben 1360 donne furono reclutate e ben presto furono riconosciute in inglese con il nome di RAA (Recreation and Amusement Association) e Tokushu Ian Shisetsu Kyokai in giapponese.
Il giorno dopo ci fu la cerimonia inaugurale della RAA di fronte al palazzo imperiale e in questa occasione venne letto: (traggo solo alcune parti per accorciare il tutto ma il testo e' piu' lungo) Anche se la nosta famiglia e' durata per 3000 anni, inalterata come le montagne e le valli.... stiamo per sprofondare nella disperazione. E' arrivato il momento, e' stato dato un ordine e ci e' stato assegnato il difficile compito di dare conforto alle forze di occupazione.... e cosi c'e' il bisogno di andare avanti uniti dove ci porta la nostra fede e tramite il sacrificio di migliaia di "Okichi's della nostra era" difendere la purezza della nostra razza... Una parola per concludere questa proclamazione, noi non stiamo adulando le forze di occupazione e non compromettiamo la nostra integrita' o vendiamo le nostre anime. Noi stiamo pagando un' inevitabile cortesia e contribuiamo alla sicurezza della nostra societa'.
Diverse centinaia di di militari trovarono la loro strada per uno di questi locali di intrattenimento nel distretto di Omori a Tokyo. Non vi erano ancora letti e tantomeno futon.
Manco partizioni erano ancora a disposizione. effusioni di ogni tipo ebbero subito inizio anche nei corridoi e senza privacy alcuna. Da successivi racconti su quella notte si parla di rapporti sessuali animaleschi e senza ritegno. atteggiamenti che mostrarono il vero "colore" della cosi chiamata civilta' americana. Si racconta che il proprietario del locale piangesse.
Una giovane recluta pare abbia dichiarato di aver dovuto accontentare nel suo primo giorno di terrore ben 23 soldati americani. Da una valutazione della RAA una donna serviva tra 15 e 60 uomini al giorno. Alcune di esse commisero suicidio e altre disertarono immediatamente. Nonostante tutto verso la meta' di settembre il tutto sembrava essere una routine.
Verso la fine di settembre il capo del dipartimento per l'igene del governo municipale, Dott. Mitsuru Yosano venne convocato da GHQ (General Headquarters) che gli chiese di adibire speciali distretti per prostiture per servire "ufficiali americani", "arruolati bianchi" e "arruolati neri". All' inizio le donne designate a servire i neri furono terrorizzate ma poi dichiararono di essere trattate meglio dai neri che non dai bianchi.
Questi "posti di ricreazione" si espansero per tutta Tokyo (ne furono presto contati 33) e in una ventina di altre citta'. Per i soldati americani il tutto costava pure poco. il prezzo per una visitina ad una prostituta della RAA costava 15 yen oppure un dollaro, pari a meta' del prezzo per un pacchetto di sigarette. Il doppio o il triplo di tale prezzo consentiva di passare tutta la notte con la "signorina" di turno. Anche se questi "servigi" non comportavano l'assenza di violenze sessuali, gli incidenti erano relativamente pochi rispetto al vasto organico militare presente in Giappone. Da un calcolo fatto a suo tempo, il numero di violenze su donne giapponesi durante il periodo di attivita' della RAA era di circa 40 al giorno. Da questo numero si passo' a circa 300 casi al giorno dopo la chiusura, da parte di GHQ della RAA, inizio 1946 che proibi la prostituzione "pubblica" in quanto non non democratico e in violazione dei diritti delle donne. In privato si dichiaro' che il motivo base era l'aumento di malattie veneree tra la truppa.
Le donne reclutate dalla RAA furono allontanate senza liquidazione ma con biei discorsi sul fatto che hanno servito la Patria e mantenuto la castita'... ehhm, non la loro ovviamente.
In risposta agli ordini di SCAP i burocrati giapponesi rilevarono un raro ed inusuale apprezzamento per i diritti delle donne. Nel dicembre del 1946 il Ministero degli Interni dichiaro' che le donne avevano il "diritto" di prostituirsi e questo fu il fattore base che sta' dietro alla creazione di zone "rosse" dove fu chiaro a tutte le parti che in questi luoghi si sarebbe potuto continuare questa "attivita'". Queste zone rosse derivano dalle carte della polizia e nelle quali era permessa la prostituzione; aldifuori, nelle zone blu cio' non era consentito. Negli anni a seguire si parla che tre 55.000 e 70.000 donne (molte del terzo mondo) ebbero lavorato in questi quartieri, magari anche solo "part-time".
Ed ecco che da qui si arriva finalmente all'ambiente della ragazza "panpan", figura ricordata per il rossetto luminoso, vestiti taglienti... figure inseparabili dalle panoramiche del Giappone post-bellico. erano conosciute con diversi nomi: donne della notte, donne della strada, donne delle tenebre ma "panpan" rimase il piu' diffuso. L'origine di tale nome e' tuttora oscuro ma pare che sia stato intrapreso dai militari americani mentre operavano nel mare del Sud come termine che significava "donne disponibili". Tra i militari tale termine provocava compassione, ridicolo, esotico e puro erotismo. Quando le stesse donne usarono tale termine per se stesse il termine ebbe una simile impressione mista tra un senso di disperazione e miseria accoppiato con una fiera fuga dalle norme convenzionali, una sensuale "gioia di vivere".
Per Tatsuno Takashi, un noto critico e studioso di letteratura francese dichiaro in un'intervista ad una rivista che la caratteristica piu' nuova e democratica della societa' giapponese era lafigura della "panpan"perche' hanno oltrepassato i pregiudizi internazionali e razziali.
in certe aree il commercio delle panpan erano severamente organizzati non solo nella definizione di territori (chiamati shima - isola) ma anche sul tipo di clientela da servire.
Alcune di esse servivano solo clienti giapponesi, altre e piu' numerose, servivano americani. Nonostante la discutibile natura della loro vita, le panpan vebirono associate con la liberazione della sensualita' repressa. Anche se alcuni uomini furono shoccati dalla loro franchezza sessuale, molti si ritrovarono attratti.
Le vere ragioni per una donna di diventare una panpan rifletterono in gran parte la personalita' ambigua di questa figura della notte. Da un'indagine si riscontro' che molte erano orfane di guerra. Un numero consistente di donne erano figlie maggiori che sentivano grosse responsabilita' per i propri genitori e fratelli minori. La stessa indagine fa notare che un gran numero delle intervistate persero la propria verginita' spontaneamente al di fuori del matrimonio e che molte entrarono nel mondo della prostituzione per ragioni diverse di disperazione economica. Anche se alcune usavano il guadagno per se stesse e per i propri famigliari altre buttarono i loro soldi in piaceri effimeri. Indagini su panpan da parte della forza di polizia durante i loro raid notturni mostrano che molte di esse hanno cambiato vita entrando nel mondo della prostituzione per semplice curiosita'.
trascrizioni della polizia raccontano le storie di molte di queste ragazze. Una ragazza a Kyoto racconta che mentre frequentava (l'anno precedente) una scuola a Nara, perse la sua verginita' con un militare in un parco. Quando la storia con il militare fini, lei decise di darsi alla prostituzione e di andare quindi a Kyoto. Contina dicendo che quando trova il militare estremamente carino non pretende manco di essere pagata.
Le panpan che si specializzarono nel servire gli stranieri venirono chiamate "youpan" dove l'ideogramma per "you" significa estero o Occidente. Queste erano le nuove Okichi, la controparte di un gruppo di donne chiamate "rashamen" che diventarono le donne o le mogli di stranieri nella meta' del 19esimo secolo.
Panpan che rimasero fedeli ad un unico "padrone" americano furono riconosciute come "onrii wan" (only one). Questo ricorda gli antichi valori dei samurai e i loro lord oppure delle geisha e il loro padrone privilegiato. Anche una panpan poteva dimostrare fedelta': la virtu' rimaneva; il destinatario pero' e' cambiato.
Anche le panpan possedevano speciali talenti, il piu' diffuso l'abilita' di comunicare in una forma poliglota di inglese, un misto tra giapponese e la lingua nativa del militare che veniva chiamato "panglish". Il saper usare questa seconda lingua nel dopoguerra costituiva un forte vantaggio. Centinaia di migliaia di uomini cercarono di racimolare qualche parola d'inglese, talvolta furono indicati come giapponesi che parlano "SCAPanese". E qui arriviamo ad un punto importante: la panpan che cammina mano nella mano con un soldato americano o adirittura seduta su una jeep costituiva una ferita profonda per il maschio giapponese: nell'orgoglio nazionale in genmerale e nell'orgoglio maschile in particolare.
Le panpan si prostituivano senza vergogna al conquistatore mentre altre, specialmente le "brave" giapponesi che si sposavano con americani come elite privilegiate lo facevano solo in modo figurativo. In una via leggermente imbarazzante, le panpan furono le pionieri materialiste e consumatrici del dopoguerra. Tra la gente normale nessuno come le panpan ebbero accesso a beni di consumo americani. Nonsolo per quanto riguardava il cibo ma anche liquori, sigarette, rossetti e collant. Rossetto smagliante e vestiti colorati non ricordavano solo una prostituta ma era anche parte di un America ricca. Un giornalista ricorda come i collant, mai visti prima, fecero un impatto sulle donne in un periodo dove veniva consigliato loro di vestire i mompe. Alcune scambiarono la propria castita' con un paio di questi collant.
Tra i soldati che occupavano il Giappone ben pochi riuscivano a rispettare il voto di castita'. In termini prettamente materiali questo significa molto. Da una stima, quasi la meta' delle molte decine di milioni di dollari che i militari spendevano in ricreazione passavano per le mani delle nuove Okichi.
In questo periodo il fenomeno panpan era il simbolo piu' evidente di un nuovo fenomeno nelle relazioni interculturali. Mentre prima l'occidentalizzazione arrivava esclusivamente dall'elite, ora questa entra in giappone tramite gente comune.
Da notare che per molti membri delle forze di occupazione, donne giapponesi venivano viste come poco piu' di un oggetto sessuale. questo porto' ad un incidente abbastanza grave: da un treno per gente comune (le forze di occupazione avevano i propri treni) tutte le donne furono sottomesse a controlli per eventuali malattie veneree. Ogni donna giapponese, per dirlo in una parola, era potenzialmente una prostituta.
Il Giappone che fino a ieri era una minacciava, da vedere come forza bruta, maschile, e' stato trasformato in un attimo in un corpo femminile dove il vittorioso bianco puo' imporre la sua legge. Nello stesso momento fraternizzazione fra le forze di occupazione e ragazze giapponesi, sia dentro che fuori dai giri di prostituzione, divento' anche rispetto reciproco e adirittura amore. Comunque sia, per tutte le parti questo fu un evento che creo' un fenomeno culturale che contribui sicuramente anche in modo decisivo alla nascente cultura "Kasutori".


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