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giappone nihon nippon jappone japanLe olimpiadi di Tokyo nel 1964... ma non solo

12 dicembre 2003

Era il 1964 quando il Giappone "ritorno' a fare parte del mondo". Il periodo postbellico con poverta', umiliazione e fino al 1952 occupazione straniera era finalmente alle spalle e il boom dei miracoli economici hanno cominciato. Nel senso formale e politico il Giappone e' rientrato in scena gia' nel 1951 quando Shigeru Yoshida firmo' il trattato di Pace a San Francisco con gli ex-nemici, ad eccezione della Cina e dell' Unione Sovietica. Un trattato di pace fortemente voluto dagli Stati Uniti, un trattato di certo non "punitivo" che i giapponesi hanno piu' che volentieri scambiato con alcune "piccole" concessioni agli USA. Un trattato di Pace che mette a tacere le dispute per risarcimento danni e consentira' al governo nipponico di usare al meglio i fondi neri derivati dal saccheggio sistematico decennale in Corea, Cina e altri Paesi dell'Asia.
L'autunno del 1964, quando i giochi olimpici vennero a Tokyo, era festeggiato come la rinascita di un Giappone pacifista e democratico. Non piu' una nazione sconfitta e in disgrazia, il Giappone adesso e' rispettabile. Dopo anni di duri lavori di ricostruzione, Tokyo era pronta a ricevere il mondo con dimostrazioni di amore, pace e sportivita'.
Per chiunque fosse presente allo stadio Tange Kenzo nel pomeriggio del 10 ottobre vedendo atleti di 94 nazioni, l'imperatore Hirohito sulla tribuna d'onore e 8000 colombe bianche, i tempi dell'abbandono della lega Delle Nazioni nel 1933 e la firma del trattato con la Germania nazista nel 1940 con la speranza di dividere il pianeta con Hitler e Mussolini devono essere sembrati remoti. Manchuria, Nankino, Pearl Harbor, Bataan, Okinawa e Manila sembra essere adesso dimenticato mentre milioni di giapponesi esprimono le loro gioie in piccole poesie pubblicate giornalmente sui quotidiani.
Un buon cittadino esprime le sue emozioni in questo modo:
"Una e poi un'altra, novantaquattro bandiere.
Alcune, forse, si sono incontrate sui campi di battaglia.
"
Simbolo delle sofferenze in tempo di guerra e successivamente di pacifismo giapponese era il bombardamento della citta' di Hiroshima. Per ricordare le intenzioni pacifiste del Giappone e forse, con lieve autocommiserazione, le proprie sofferenze, il giovane uomo designato per accendere la fiamma olimpica era nato lo stesso giorno del bombardamento della bomba atomica. Quando la fiamma fu accesa, aerei delle Forze di Autodifesa frecciavano nei cieli di Tokyo con l'intento pacifista di disegnare gli anelli olimpici.
I giapponesi impressionarono il mondo con i loro modi gentili e l'organizzazione efficiente. niente era lasciato al caso.
I giapponesi presero lo sport molto seriamente, forse anche troppo. Il maratoneta Tsubuya Kokichi e Yoda Ikuko si tolsero la vita dopo non essere riusciti nell'intento di soddisfare le aspettative popolari.
Per i giapponesi, ben consci del loro "ranking" tra le altre Nazioni, vittorie sportive erano una via per dimenticare la sconfitta della guerra.
Negli anni '50, il successo del lottatore Roki Dozan e' servito come riscatto per la fierezza giapponese. Le sue vittorie tendevano a essere sempre allo stesso modo: Avversari di corporatura maggiore, spesso di origine occidentale e che combattevano in modo sporco, difficolta' iniziali ma poi, ispirato da visioni del monte Fuji, l'eroe giapponese prevarra' il grande, biondo barbaro.
C'erano comunque dei problemi con Riky Dozan. Da una parte lui era di origini coreane, un segreto noto a pochi. Wrestling professionale, nonostante era un buon intrattenimento, mancava di forme di combattimento piu' tradizionali come il sumo, il kendo oppure il Judo. A parte questo Dozan non era piu' presente nell'anno dei giochi. Un anno prima fu accoltellato a morte da un gangster in un nightclub di Tokyo. Era tempo per i giapponesi di dimostrare la loro forza in una maniera piu' tradizionale. Il comitato olimpico giapponese esercito' il suo privilegio nel scegliere il Judo come nuova disciplina olimpica.
oltre al fatto che vi erano molte probabilita' che i giapponesi vorranno vincere medaglie nel loro sport nazionale, il judo aveva un altro vantaggio: dimostrare la superiorita'dell'abilita' sui muscoli. il Judo non era statura o muscoli ma qualcosa di piu', un qualcosa di piu' spirituale. Per battere l'avversario serve pazienza, velocita' mentale e grande disciplina. Una persona di piccola statura puo' battere uno piu' grosso usando la forza dell'avversario. Differentemente dalla lotta e dalla boxe, il judo richiede abilita' mentali che possono essere ben al di sopra delle possibilita' degli occidentali che sono abituati a tipi di lotta piu' rude. Il judo vorra' dimostrare una certa superiorita' della cultura giapponese, dello spirito giapponese.
Per rendere il tutto piu' comprensibile i giapponesi introdussero una categoria "aperta" oltre alle categorie pesi alti, medi e leggeri. Qualsiasi sfidante puo' entrare, indifferentemente dal suo peso o statura. Il giapponese favorito in questa categoria era Kaminaga Akio, un abile campione. Ben messo fisicamente per un giapponese ma non cosi grande come l'olandese Anton Geesink. Ma nessun problema, kaminaga vincera' sicuramente. E questo varra' almeno quanto 100 vittorie di Dozan.
L'incontro era preparato per il 23 ottobre, ultimo giorno dei giochi e 70000 visitatori erano presenti nello stadio. In ogni villaggio, paese e citta' gente si ammassava davanti alle vetrine per vedere l'incontro alla tv. Nessuno si voleva perdere l'incontro. milioni di giapponesi supportavano Kaminaga su cui larghe spalle appoggiava l'orgoglio di un'intera nazione. Non vi furono attivita' parlamentari quel giorno e i capoufficio piu' patriottici fecero in modo che ci fosse almeno una tv per ogni piano. L'imperatore in persona vorra' vedere l'incontro.
Kaminaga attacca ma Geesink si difende e lo respinge. Ognuno guarda i piedi dell'avversario cercando di anticipare la mossa. Poi improvvisamente Geesink entra e con una sorprendente velocita' per un uomo delle sue staffe atterra Kaminaga sul tatami e lo tiene stretto con una tecnica di imobilizzazione. Kaminaga cerca di liberarsi disperatamente ma poi l'arbitro chiama e Geesink ha vinto.
Prima ci fu silenzio e poi sospiri di dolore. Ancora una volta la virilita' giapponese e' stata messa alla prova contro una forza occidentale maggiore. Ma poi una cosa sensazionale successe. Pochi momenti dopo la vittoria, sostenitori olandesi cercavano di entrare sul tatami per congratularsi con il loro campione ma immediatamente Geesink li fermo', si rivolse verso Kaminaga e fece il consueto saluto con inchino. Gli spettatori giapponesi si alzarono in un applauso per questo tradizionale gesto di rispetto. E non lo dimenticarono. Geesink, il grande olandese vittorioso a Tokyo che ha mostrato ai giapponesi cosa possa essere raggiunto con abilita' e muscoli, verra' trattato da eroe in Giappone.
Troppa confidenza, fanatismo, un leggero senso di inferiorita' e talvolta preoccupazione ossessiva sullo status nazionale; tutte queste hanno giocato un ruolo fondamentale nella storia moderna del Giappone. Ma una qualita' emerge per servire il Giappone meglio che qualsiasi altro: la grazia nel riuscire a tirar fuori il meglio da una sconfitta.


Per le ultimissime sulle olimpiadi a Pechino (inglese)

tratto in parte da "Inventing Japan" di Ian Buruma

 

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